TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

di Giancarlo Tommasone

Tutt’altro che rosea la situazione della compagnia di navigazione Moby, piuttosto in rosso, se andiamo a guardare i conti. Nel primo semestre del 2018 il gruppo guidato dal patron Vincenzo Onorato, ha fatto registrare una perdita netta di 60,2 milioni di euro, in crescita rispetto al primo semestre del 2017 quando è stata di 24,6 milioni.

Si sono registrati ricavi in calo
dell’1,6% a 233,4 milioni, rispetto
ai 237 dei primi sei mesi dell’anno scorso

L’armatore Vincenzo Onorato

L’ebitda (indicatore di profittabilità molto importante nella valutazione delle azioni) è negativo per 8,8 milioni, come l’ebit (l’utile ottenuto dall’impresa prima di avere sostenuto gli oneri finanziari) che segna un -39,3. I costi sono cresciuti del 13,2 per cento, pari a 273,7 milioni. In attesa della fusione con Tirrenia, prevista per il prossimo novembre, la compagnia armatoriale, dunque archivia il primo semestre con una situazione che non si può definire proprio tranquilla. Rapportandoci proprio al precedente periodo considerato, il gruppo di Vincenzo Onorato non ha beneficiato di una plusvalenza che va oltre i dieci milioni, prodotta dalla vendita di un traghetto. Riguardo ai dati gennaio-giugno 2018, sono stati raccolti, analizzati e diffusi per prima, attraverso un articolo di Milano Finanza a firma di Nicola Capuzzo.

L’esposizione finanziaria netta è negativa per 483 milioni,
mentre l’indebitamento è pari a 692 (milioni)

Due i fattori che hanno influito – secondo i risultati delle analisi effettuate – sul ridimensionamento dei ricavi: il business dei traghetti e la divisione del rimorchio portuale in Sardegna. Per quanto riguarda la prima voce, si registra un -3,8 milioni, in particolare proprio per i collegamenti merci con l’isola sarda. Il traffico di navi, risultato minore nel porto di Cagliari, fa registrare un -1,9 milioni di euro. Bisogna considerare, naturalmente, anche il peso dei costi in aumento per il carburante (9,6 milioni); il noleggio delle unità navali (7,8); il personale a bordo (3,2). Nell’ultimo caso i costi vanno rapportati pure all’apertura delle nuove linee su Catania. Proprio la Sicilia e la Sardegna sono le aree nevralgiche, in questo momento storico, per la flotta della Balena. Non si deve inoltre dimenticare che per i conti pesa anche la cosiddetta guerra sulle tariffe; guerra al ribasso che si combatte contro il concorrente Grimaldi.

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT