Sono ormai otto gli ordigni bellici inesplosi rinvenuti da inizio anno nel porto di Napoli. Gli ultimi quattro scoperti in queste ore nell’area della Stazione Marittima dove dovranno ormeggiare le navi di appoggio alle Universiadi. A disegnare uno scenario per nulla piacevole ci pensa un articolo del ‘Mattino’, a firma del collega Antonino Pane, che riporta come prima di iniziare gli escavi sia stato bonificato il porto solo per un metro, mentre andava sondato molto più a fondo. Insomma, tanti soldi praticamente buttati perché era evidente, o almeno sarebbe dovuto esserlo, che gli ordigni fossero depositati ben oltre il metro di sabbia ispezionato a seguito del dragaggio resosi necessario per la realizzazione della nuova Darsena di Levante, dove è prevista l’ubicazione del Terminal Contenitori.

Il bando di gara, firmato dall’ex commissario Francesco Karrer, impegnava un importo di oltre 3 milioni di euro per la bonifica bellica dei fondali del porto a valere sui fondi Fesr 2007-2013. La gara venne aggiudicata il 24 agosto 2015, durante il periodo di commissariamento dell’ammiraglio Antonio Basile per l’importo di poco più di 2 milioni di euro, con i lavori ultimati e collaudati nel dicembre 2015. In corso d’opera venne anche approvato un verbale di concordato di nuovi prezzi per il “recupero di materiali ferrosi interferenti con le attività di rilevamento” e per il pagamento di “lavori e somministrazioni su fatture” che ha comportato un aumento dei lavori di circa 160mila euro.

 

Un aumento di lavori e di prezzi: con l’appalto dell’escavo dei fondali, il 18 ottobre 2017, si dà il via al cantiere del dragaggio del porto di Napoli: 25,5 milioni di euro per dragare oltre 1,4 milioni di metri cubi in 14 mesi. Ed ecco che si rende necessaria un’altra bonifica nelle aree dove era già stata eseguita. L’Autorità investe altri 243mila euro ma questa volta per bonificare dagli ordigni bellici non tutto il porto, ma solo i fondali, già bonificati, dove dovrà essere eseguito il dragaggio.