di Giancarlo Tommasone

Non è la prima volta – e non sarà nemmeno l’ultima – che il caso Deiulemar arriva in tribunale, oggi però è il giorno di Bank of Valletta. Si tratta dell’udienza (in corso, nel momento in cui scriviamo) fissata per il reclamo dell’istituto di credito maltese, in seguito all’opposizione di BoV rispetto al provvedimento di sequestro di 363 milioni di euro, disposto dal Palazzo di Giustizia oplontino.

La decisione del tribunale risale a un mese fa ma si inserisce in un iter avviato nel 2014, con la richiesta ai giudici, da parte
del curatore fallimentare della Deiulemar, di intervenire attraverso il sequestro conservativo nei confronti
della banca maltese

Il denaro «trasferito» all’estero è quello che gli inquirenti ritengono appartenere ai tre trust, vale a dire ai consorzi di impresa Capital, Giano e Gilda, riconducibili agli armatori falliti. I soldi e i tre trust portano proprio a Malta, e in particolare a Bank of Valletta. All’inizio di giugno, in Italia, sono finiti sotto chiave titoli negoziabili per quasi 400 milioni di euro (per la precisione 392.774.566). A tanto ammonta il controvalore fissato al 31 maggio del 2018.

Più di tredici anni patteggiati da 5 imputati

Nel frattempo, bisogna registrare anche le pene inflitte agli armatori, ritenuti tra i responsabili del crac che sfiora il miliardo di euro. Poco più di tredici anni in totale patteggiati da Angelo Della Gatta, Pasquale Della Gatta, Leonardo Lembo, Giuseppe Lembo e Giovanna Iuliano. Su questo versante le accuse, sono a vario titolo, per la falsificazione dei libri contabili dell’hotel Sakura e per il trasferimento di denaro all’estero, circa 16 milioni di euro.

L’hotel Sakura di Torre del Greco

Secondo i magistrati, l’albergo di famiglia degli armatori
di Torre del Greco, era una sorta di garanzia economica dal valore
(superiore a quello effettivo) fissato sui sette milioni di euro

Il resto lo avrebbe fatto l’azione di falsificazione dei libri contabili.  In totale, le manovre degli imputati che hanno patteggiato la pena avrebbero influito per più di 20 milioni di euro sul complessivo volume del crac Deiulemar. Tredicimila gli azionisti truffati, che stanno cercando di rientrare in possesso anche soltanto di una parte del denaro investito. Ben 720 milioni versati dagli azionisti per migliaia di obbligazioni emesse dalla Deiulemar, che alla fine si sono rivelati titoli privi di alcun valore.

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