di Giancarlo Tommasone

Nei giorni scorsi, il sottosegretario ai Trasporti, Edoardo Rixi, ha annunciato che il Governo, nel prossimo autunno, sarà al lavoro per modificare la legge sui porti. Stylo24 ha raccolto al riguardo, le considerazioni di Alessandro Pico, segretario nazionale del sindacato autonomo Federmar-Cisal.

Il sottosegretario Edoardo Rixi

Quanto può essere utile una controriforma del sistema portuale dopo appena due anni dal decreto Delrio?
Posso dire solo questo: con la riforma Delrio si sono già fatti alcuni passi in avanti rispetto agli anni precedenti. Mi riferisco, ad esempio al fatto che siamo giunti alla realizzazione di 15 autorità di sistema portuale. Ciò ha contribuito a sfrondare il superfluo dal necessario e siamo arrivati anche a un risparmio economico rispetto al passato, mi riferisco, ad esempio, al ridimensionamento del numero dei componenti dei consigli di amministrazione. La riforma in vista in autunno può essere comunque utile. Solo che, secondo Rixi, andranno fatti sondaggi porto per porto. Dico, se così sarà, non basterà una legislazione per affrontare la riforma. Ce ne vorrebbero 20. Al di là del buon senso dell’annuncio, è giusto, però, che un sottosegretario tocchi con mano e si renda conto della situazione in cui versa ogni singolo scalo marittimo.
E’ d’accordo a una politicizzazione della gestione portuale?
Le rispondo no e le rispondo sì. No, perché politicamente, molti di coloro che ‘siedono ancora sulla sedie’ sono ‘riciclati’. Magari trasferiti da una autorità meno potente a un’altra più potente e viceversa. Altri si sono ‘riciclati’ in altri ruoli. Quindi tutto questo è in antitesi con la volontà di rinnovare il sistema, è anzi, una continuazione del sistema e a me non sta bene. Le rispondo invece che sarei favorevole alla politicizzazione della gestione portuale, qualora la politica si attivi seriamente per mettere in posti di una certa importanza strategica, persone veramente valide e tecniche.  Uomini nuovi, preparati e giusti per il ruolo che andranno a ricoprire. E’ una questione di meriti e di professionalità. Non deve né può essere gestita da una sorta di ‘lobby’.

Attività di dragaggio al porto di Napoli

Quali novità strutturali andrebbero effettuate per gli scali?
La prima questione strutturale da affrontare è legata allo scavo dei fondali, ai dragaggi, perché in molti porti la situazione è anacronistica. Andava bene per l’accesso alle banchine, di navi realizzate trent’anni fa. Il punto è che i dragaggi costano. A ciò si aggiunga il fatto che oltre allo scavo c’è la necessità di smaltire il materiale raccolto durante le opere di dragaggio. Non dimentichiamo che nella maggioranza dei casi, i nostri porti sono fonte di inquinamento. In che modo si andrebbe a smaltire tale materiale inquinato? Con quali costi aggiuntivi alle operazioni di scavo?
In previsione delle variazioni alla legge sui porti, quali ricadute, pensa ci potrebbero essere per i portuali?
Le ricadute per i portuali sono già in atto, il sistema che garantiva il lavoro ai portuali, in qualche modo, viene costantemente attaccato dagli armatori. Che rivendicano una certa autonomia sui porti, su pezzi di banchina. In passato, in parte, ciò è stato accordato. Ma adesso si vuole arrivare oltre, al punto che i lavoratori a bordo svolgano le mansioni proprie dei portuali. Qualcuno ci ha già provato, però noi diciamo: una cosa è svolgere attività da marittimo, un’altra quelle da portuale. Si rischia in tal modo di non fare bene nessuno dei due lavori, con ricadute per le rispettive professionalità e la sicurezza, sia a bordo che a terra.