Rogo di rifiuti a Scampia (fonte Facebook)

Campania maglia nera, la nostra regione guida la classifica dei reati ambientali. Quasi metà dei reati ambientali accertati nel 2018 si sono verificati nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Lo afferma il rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente, presentato oggi a Roma. Lo scorso anno, si legge, nelle quattro regioni si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597. Anche quest’anno la Campania domina la classifica regionale delle illegalità ambientali con 3.862 illeciti (14,4% sul totale nazionale), seguita dalla Calabria (3.240), che registra comunque il numero più alto di arresti, 35, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641). La Toscana è, dopo il Lazio che ha registrato poco più di 2.000 reati, la seconda regione del Centro Italia (1.836), seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale. La provincia con il numero più alto di illeciti si conferma Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari(711), Palermo (671) e Avellino(667). La Campania domina anche la classifica regionale delle illegalità nel ciclo del cemento con 1.169 infrazioni, davanti alla Calabria (789), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480).

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A livello provinciale, guidano la classifica Avellino e Napoli con rispettivamente 408 e 317 infrazioni accertate. Nel 2018 il business connesso ai reati ambientali fa registrare 16,6 miliardi di euro di «fatturato». Si sono registrati 3,2 reati ogni ora. Per le archeomafie, lo scorso anno il racket legato alle opere d’arte e ai reperti archeologici ha avuto un andamento altalenante: cala per quanto riguarda i furti (-6,3%), ma il dato più importante è la contrazione dei sequestri effettuati (-77,8%) e quella degli oggetti recuperati (-41%). A svettare nel bilancio 2018 del “tesoro recuperato” ci sono i 43.021 reperti archeologici. La regione più esposta all’aggressione dell’archeomafia è la Campania con il 16,6% di opere d’arte rubate.