Via Caracciolo col mare agitato (nel 1927) e dopo la mareggiata (nel 2020)

Nessuna traccia oggi, degli accorgimenti utilizzati all’inizio del secolo scorso per cercare di mitigare la furia delle onde  

Tiempe belle ’e ’na vota cantava con la sua voce delicata, l’indimenticato e indimenticabile Roberto Murolo. Tempi belli di una volta, quando le cose, forse, erano realizzate con maggiore criterio, e in maniera più intelligente, nonostante la tecnologia e i mezzi su cui può contare l’uomo moderno sovrastino – almeno sulla carta – quelli che erano a disposizione 100 anni fa. Ma allora, è indubbio, si faceva maggiore affidamento sull’esperienza, e il mare, certamente, veniva «compreso» di più rispetto a oggi. In rete circola da un paio di giorni, una foto che immortala una mareggiata che si abbatté in Via Caracciolo il 28 dicembre del 1927.

Ironia della sorte, precisamente 93 anni dopo, evento di tale intensità è stato registrato sempre a Napoli, e proprio in Via Caracciolo. Anche il parapetto del 1927 riportò seri danni a causa della forza delle onde, quello di oggi si è letteralmente sbriciolato in più punti. E non c’è certo bisogno di una laurea in ingegneria, né di approfondite conoscenze in materia di costruzioni marittime, per comprendere perché il parapetto «dei giorni nostri» sia andato in frantumi.

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Osservando le foto del 1927 è possibile vedere come quello realizzato a inizio secolo scorso sia curvilineo e concavo. Per quale motivo? Per «accogliere» al meglio le onde, e farne scaricare – certo, nei limiti del possibile, perché il mare è sempre il mare – la potenza. E poi il parapetto delle foto di 93 anni fa, era fornito di gronde, per scaricare l’acqua che fosse arrivata sulla carreggiata. Inoltre è possibile notare, lungo l’intera linea della costruzione, dei fori, sorta di «sfiatatoi», che servivano a rimandare in mare l’acqua finita al di là del parapetto.

E’ lo stesso metodo che ancora si utilizza per le navi, e ha lo scopo di impedire che il ponte si allaghi. Tutti accorgimenti sapienti, di altri tempi, ma sempre attuali nella loro funzionalità. Tutti accorgimenti che sono stati praticamente dimenticati, se non addirittura snobbati, da chi si è occupato del restyling del lungomare. Al posto del parapetto del 1927, una massicciata di piperno, dritta, non forata, senza gronde di scarico, che è stata annientata dalle onde.

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