Due immagini del governatore Vincenzo De Luca

Il governatore ha capito bene che la Campania (a causa di una fallimentare gestione di controllo dei contagi) rischia di tornare in zona rossa

Il governatore della Campania è tornato ad attaccare il Governo sulla gestione dei vaccini, verticalizzando il raid sul commissario straordinario Figliuolo, che – ha detto De Luca – «se ne va in giro per l’Italia a perdere tempo in cose inutili». Il presidente della Campania ha alzato ulteriormente i toni, affermando: «Siamo di fronte a una gestione delinquenziale dei vaccini. Ancora oggi 200mila cittadini campani sono privati del vaccino, quindi in proporzione alla popolazione campana abbiamo ricevuto 200mila vaccini in meno ma fanno finta di non vedere e non sentire». Riguardo alle dichiarazioni di De Luca, vanno fatte alcune considerazioni.

Non più di 15 giorni fa, il governatore aveva chiesto a Figliuolo di smettere la divisa, perché sarebbe stato non degno, a suo dire, trascinare nella polemica politica le Forze Armate. Rispetto a questa uscita, Stylo24 aveva contestato a De Luca che era indegno, invece, non tanto trascinare nella polemica politica, Figliuolo in veste di sovrintendente alla gestione e alla distribuzione degli antidoti, e con lui l’Esercito, quanto il non rendersi conto che la Campania paga un pesante scotto di natura politica, proprio a causa delle continue intemperanze del numero uno di Palazzo Santa Lucia. Vogliamo ribadire – perché lo abbiamo già scritto – che chiunque avesse attaccato Figliuolo lo avrebbe fatto per nascondere le proprie incapacità.

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E nelle scorse ore, non a caso è arrivata la nuova sfuriata del governatore – che come tutti gli autocrati (che non praticano serena autocritica rispetto al proprio operato) – ancora non riesce a rendersi conto che il problema è lui. Per quale motivo? Per uno in particolare: continuando ad attaccare il Governo, e la struttura commissariale, con dichiarazioni che sono al limite della querela, dà la cifra della sua confusione. Detto ciò, va pure rilevato, che la Campania, nonostante il pugno duro dell’uomo solo al comando, è a un passo dal ritorno in zona arancione. Secondo uno studio realizzato da Gianni Molinari sul quotidiano Il Mattino, la metà della nostra regione a causa del numero dei casi di positivi (in molti comuni oltre la soglia dei 250 ogni 100mila abitanti), ha già cifre da zona rossa.

Un esempio su tutti, Melito, con 485 contagiati, vale a dire quasi il doppio del tetto di allarme.  A questo punto, partendo dal presupposto deluchiano che gli altri sono «delinquenti politici»; gli altri sono degli «incapaci», ci chiediamo: quali risultati porta invece a casa, De Luca? Perché, secondo quanto emerge in maniera cristallina, la Campania viene snobbata e considerata «periferia dell’impero», visto che gli «altri» la vedono governata da un soggetto politico fuori controllo, che attacca, e insulta. Non solo, altra domanda: la cura da cavallo a cui lui ha voluto sottoporre la nostra regione, a che risultato ha portato? Nessuno.

E a tal riguardo, va pure ricordato che De Luca, lo scorso ottobre, minacciò il lockdown pur non essendocene assolutamente necessità. Tutto ciò denota non solo incapacità sul fronte della gestione di controllo e del governo della pandemia, ma dannosità dal punto di vista delle relazioni politiche che non riesce a instaurare con il Governo, e finanche con le altre regioni. Perché De Luca, non scordiamolo, è quello che prendeva in giro la Lombardia (del «Milano non si ferma», ndr); e oggi la Lombardia è diventata la locomotiva d’Italia sulla somministrazione dei vaccini, con una laboriosità silenziosa di cui si deve dare atto a Bertolaso e a Fontana.

E alla stessa Moratti, che il governatore aveva attaccato per la proposta della vaccinazione legata al Pil delle diverse regioni, salvo poi copiarla con il progetto delle isole Covid free. Ma De Luca ha capito benissimo che la Campania rischia di ripiombare nella zona arancione, se non addirittura in quella rossa, e allora cosa ha pensato di fare? Si è travestito da «lupo» che era (e che è), nell’odierno «agnellino», affermando ad esempio di essere d’accordo a che si riprenda con le attività commerciali, addirittura con la chiusura dei ristoranti alle 23.  I campani farebbero bene a non farsi irretire dai cambiamenti comportamentali, tutti calcolati, del governatore.

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