giovedì, Luglio 7, 2022
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Ecco la perizia che ha fatto indagare i politici sull’housing sociale

La spina dorsale dell’inchiesta della Procura è il lavoro del consulente dell’accusa: il festival della menzogna e dell’equivoco

Una perizia che nei contenuti e nei termini utilizzati nello scritto, non lascia spazio a dubbio alcuno, quella stilata dall’architetto Ciro Oliviero, consulente della Procura di Torre Annunziata. Ampi stralci del documento di 112 pagine – su cui si innestano le accuse di abuso d’ufficio, falso e lottizzazione abusiva –  è che alla base dell’inchiesta (pm Andreana Ambrosino) sull’housing sociale, sono stati pubblicati in esclusiva dal Fatto Quotidiano nell’articolo a firma di Vincenzo Iurillo.

La vicenda investe i vertici amministrativi e politici del Comune di Sant’Agnello, e ha portato al sequestro di 53 appartamenti, poco dopo che erano stati ultimati e assegnati. A conclusione delle indagini, nei giorni scorsi sono stati notificati 15 avvisi che hanno riguardato anche il sindaco Piergiorgio Sagristani, la sua ex giunta, oltre a funzionari e tecnici del Municipio di Piazza Matteotti. Le parole dell’architetto Oliviero calano come un maglio sulla parzialità («mai imparziale», è scritto nella perizia) dell’Ente.

Le perizia: «Non è edilizia
residenziale ma speculativa»

L’azione attraverso la quale si snoda l’iter viene indicata come «il festival della menzogna e dell’equivoco», e laddove non bastasse a chiarire il concetto, l’Amministrazione comunale è ritenuta «supinamente in sintonia» con la linea della Shs, l’impresa privata dell’ingegnere Antonio Elefante. Quella che è stata realizzata in Via Gargiulo – si evince dal documento pubblicato dal Fatto, giornale che aveva sollevato il caso oltre un anno fa – «non è edilizia residenziale ma speculativa». L’housing sociale, dunque, sottolinea il perito, argomentando sull’equivoco che inquadra a monte della vicenda, «non è da confondersi con l’edilizia residenziale pubblica». Il particolare, di primaria importanza, porta Oliviero a fare il doveroso distinguo: «L’edilizia residenziale pubblica porta all’assegnazione degli alloggi a una fetta di popolazione con reddito basso o nullo. Inoltre, non tiene conto del principio di sostenibilità abitativa».

Il distinguo
del perito del pm

Con l’housing sociale, invece, «gli alloggi vengono assegnati a persone con reddito più alto, alle quali non spetterebbe una casa popolare». Ma anche sui permessi con i quali realizzare il progetto – sul suolo occupato da un aranceto – si concentrano gli appunti del consulente della Procura, perché nel 2014 la Giunta Sagristani approva un Piano attuativo, per dare il via libera all’housing sociale. Al posto di cosa? Dell’edilizia popolare. Tale Pua, però, secondo il consulente del pubblico ministero, non è altro che una variante al Prg. Su quel suolo non si potrebbe costruire, perché ci sono i vincoli di un altro piano, il Put. Tra l’altro, sulla derogatoria del piano casa rispetto alle restrizioni del Put, – all’epoca dei fatti contestati – si attende un pronunciamento della Consulta. Il pronunciamento arriva, e stabilisce che il piano casa non può rappresentare deroga a una norma paesaggistica di livello superiore.

Il parere contrario
espresso dalla Consulta

Nonostante, dunque, ci sia l’intervento (contrario) della Consulta, il funzionario comunale, «imprudentemente» (sottolinea Oliviero) scriverà una relazione, in cui, per la Procura, si evincono due cose: la prima è che lo scritto riporterebbe soltanto la parte che cade a favore delle richieste dei costruttori; la seconda, è che verrebbe omessa la sentenza sfavorevole, vale a dire il pronunciamento della Consulta. Per il consulente della Procura, quello redatto su richiesta del Comune dal professor Ferdinando Pinto, consulente dell’Ente, è un parere «mutilato» (il sito online de Il Fatto Quotidiano, sempre in un articolo a firma di Vincenzo Iurillo, aveva raccontato questa anomalia un mese prima del sequestro del complesso, avvenuto a febbraio del 2020).

E c’è di più: Oliviero sostiene che il funzionario pubblico sia stato «supinamente in sintonia» con la linea del privato, e che la giunta, attraverso le sue delibere, abbia partecipato al via libera per la «realizzazione, in regime di monopolio, di un ampio e significativo intervento di edilizia residenziale che (…) nulla aveva e nulla ha di edilizia sociale… (…). Ed in tal modo si è volutamente abdicato a tutti i principi costituzionalmente garantiti dalla Funzione pubblica (legalità, imparzialità, trasparenza) per la cura dei primari interessi dell’intera collettività santanellese».

Dunque, argomenta il consulente della Procura oplontina, il complesso di Via Gargiulo è stato realizzato «con spregevole mira speculativa della proprietà che, ab initio, aveva ben chiaro quel programmato disegno speculativo, successivamente concretizzato». Con la lottizzazione che è stata «messa in pratica grazie a un incomprensibile comportamento dell’autorità comunale, un atteggiamento irresponsabilmente elusivo, chiaramente non censorio, mai imparziale e tantomeno equilibrato».

La mozione di sfiducia
presentata dal M5S

Rispetto al caso dell’housing sociale, va rilevata anche la mozione di sfiducia al sindaco Sagristani e alla Giunta, presentata dal M5S (capogruppo Fabio Aponte, consiglieri Fabio Galano e Carmine Maresca), e all’ordine del giorno nel Consiglio comunale dello scorso 11 maggio. Una seduta alquanto «tesa», come sottolinea dal suo profilo Facebook, Fabio Aponte. «Abbiamo aspettato ad oggi per pubblicare un nostro post a commento del Consiglio Comunale dell’undici maggio per permettere a coloro che ne avessero avuto interesse di guardare il video della diretta streaming. Questo perché desideriamo che i cittadini possano verificare con i loro occhi e orecchie quelle che sono le motivazioni delle nostre rimostranze».

Il post del capogruppo grillino

«Ci hanno accusato di aver presentato una mozione di sfiducia in maniera impropria che non rispettava il regolamento in più modi. Ma allora io mi domando perché il presidente del Consiglio l’ha fatta inserire nell’ordine del giorno? (…) O forse il motivo di farcela comunque discutere (senza possibilità di farla votare) era per metterci in difficoltà, accusarci di inesperienza e cercare di dimostrare la tesi che tale mozione non fosse farina del nostro sacco?», continua lo scritto di Aponte. «Effettivamente l’atteggiamento e le parole del sindaco avvalorerebbero quest’ultima ipotesi, tanto è vero che fin dall’inizio ha manifestato la propria contrarietà e avversione per un atto evidentemente inteso di insopportabile ed ingiustificabile “lesa maestà”», ha scritto ancora il capogruppo grillino.

Seduta di Consiglio tesa

«Comunque – ha affermato Aponte – la cosa veramente grave è stata la mancanza di rispetto verso di noi come consiglieri eletti dai cittadini, verso il consiglio comunale, principalmente nell’ignorare il ruolo istituzionale del presidente, e naturalmente soprattutto nei confronti dei cittadini che partecipavano in streaming, nel decidere da solo quando far chiudere il dibattito, lasciando nervosamente la sala consiliare. Ciò ha impedito a me di replicare e di sentire le risposte alle mie domande molto specifiche e di controbattere alle affermazioni ed alle accuse inconcludenti del consigliere Giuseppe Coppola appena insediatosi per surroga ma già motivato a difendere a spada tratta il suo beniamino in evidente difficoltà».

V – Continua

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