sabato, Novembre 26, 2022
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Ecco i «tifosi» social che lucrano sulla passione azzurra

Da Fius Gamer a Malato del Napoli, carrellata sulla deriva triste dei supporter 3.0 da tastiera e stanzetta, paladini di click, visualizzazioni e monetizzazione. Ma per fortuna non mancano le eccezioni…

C’era una volta il tifo, quello vero. Quello fatto di radioline a transistor, e rinunce fin da ragazzini, di lavori estivi, e dei soldi delle paghette conservate tutto l’anno nel salvadanaio, per comprarsi il biglietto in curva, al San Paolo, con la partita alle 15, di domenica. Saltando il pranzo e mangiando quando si tornava a casa, magari in tempo per guardare 90° Minuto. Il Napoli, d’altronde, lo facevano vedere sempre alla fine.

C’era una volta quel tifo e non c’è più. Sì, certo, con la nascita dei gruppi organizzati filosocietari, anche allora cominciarono a girare soldi e a spuntare professionisti e mercenari degli spalti.

E adesso, come sta la situazione? Oggi assistiamo al triste tifo da tastiera e da stanzetta, al tifo social di youtuber, tiktoker, influencer, alle reaction live di un manipolo di tifosi o pseudo tali che hanno messo a frutto la propria passione (che a modo loro pure possiedono, per carità), più per inventarsi un lavoro e fare qualche soldo – in molti casi, non pochi – che per esternare semplicemente il loro credo calcistico. L’universo multimediale è pieno di improbabili personaggi, che si comportano come banditori di televendite, dagli immancabili slogan, il marchio di fabbrica, la linea che seguono per ogni diretta o intervento pre, post e durante la partita.

All’alba del fenomeno

Ce ne sono di tutti i colori calcistici e naturalmente ne troviamo anche un fornito campionario azzurro. In verità, la trovata di riprendersi mentre guardano in tv il match della squadra del cuore, venne a dei ragazzi di Quarto, Quelli del salumiere (in rete dovrebbe esserci ancora il video della vittoria del Napoli a Torino contro la Juve, del famoso 2-3 dell’era De Laurentiis). Un esperimento riuscitissimo e genuino, che in poco tempo però ispirò moltissimi emuli e aguzzò l’ingegno di chi ha pensato bene di sfruttare la passione per fare impresa. Perché alla fine di questo si tratta, di mettere il «portafoglio» davanti al cuore.

La deriva del mercimonio: Fius Gamer

Tra chi è riuscito a inventarsi un lavoro, e stando ai numeri, anche abbastanza remunerativo, c’è sicuramente Fius Gamer, progetto che – si apprende da ehappen.it –  “nasce il 17 gennaio 2015. A muoverlo è la passione di tre ragazzi per il Gaming, Fifa ed il calcio”. Di plastica, aggiungeremmo. Una dimensione in cui si è persa quasi del tutto l’idea di socialità reale propria dello stadio e del fifo. Diamo qualche numero che dà la cifra del successo di Fius Gamer:  su TikTok, il profilo fiusgamer_official (spunta blu, 763.6K follower); su Facebook 54.608; su YouTube, canale da dove hanno mosso i primi passi, vantano un milione e 200mila iscritti; su Instagram 337mila.

Sono molto attivi e presenti anche su Twich. E hanno una rete che porta contatti, sponsorizzazioni e naturalmente visibilità e soldi. Tanto che è da un po’ che hanno abbandonato la stanzetta e si sono trasferiti allo stadio (quasi sempre in comodi settori da salotto), organizzano raduni, e sono finiti perfino a collaborare con la Ssc Napoli, in occasione del ritiro estivo, chiamati a fare gli speaker e a intervistare i calciatori azzurri.

Naturalmente lo spessore è quello che è, sottile, e basta ascoltare qualche considerazione tecnica sul calcio per rendersene conto e inquadrare questi volenterosi ragazzi che hanno fatto della passione imborghesita e di sistema, il core business della propria attività, della rabbia, delle esultanze e perché no, delle lacrime a favore di cam, attrazione per stormi di persone che forse una partita del Napoli allo stadio, in curva, non l’hanno vista né la vedranno mai e che vengono sfortunatamente attratti da simili performance da «piazzisti».

Malato del Napoli, contestatori solo a distanza

Altro fenomeno del web la coppia padre-figlio di Malato del Napoli. Stylo24 fu il primo giornale a intervistare don Franco, originario di Piazza Mercato e da tempo trasferitosi in quel di Bacoli. Era ancora la fase genuina dell’antibianconero militante e dell’Adl via da Napoli, della cosa nata per gioco e per trasmettersi e trasmettere emozioni. Fino a quando poi, anche il duo ha scoperto la strada delle sponsorizzazioni di siti specializzati in scommesse on line, o in vendita di magliette e di divise sportive. Dal lancio del format Il Bollettone di don Franco è stato un crescendo, con le dirette su Twich e le donazioni ricevute, e il tornaconto economico che arriva dagli abbonati. Sempre meglio che percepire il reddito di cittadinanza, certo, almeno si fa qualcosa.

Naturalmente, la genuinità e la veracità davanti alla possibilità di racimolare un po’ di soldi vanno a farsi benedire e si diventa macchietta e stereotipo. Tanto che pur di fare followers, don Franco e figlio non disdegnano di postare su Youtube e gli altri canali social scene di vita vissuta (artefatte ma gradevoli, in verità), come clip alle prese con pasta e zucchine o riso con la salsa, don Franco che litiga con la lavatrice che non funziona, e cose del genere.

Anche loro dopo aver per anni inveito contro la società, e aver vissuto su reti nazionali, in cui erano presentati più o meno da «fenomeni da baraccone», il classico quarto d’ora di celebrità per tutti profetizzato da Andy Warhol, la scorsa estate sono stati ingaggiati da un sito sportivo napoletano, nelle vesti di «commentatori», diciamo così. Don Franco e il figlio Giuseppe, hanno avuto anche la possibilità di confrontarsi faccia a faccia con Edo De Laurentiis, ma nel momento topico, invece di mostrargli il cartello A16, come si dice a Napoli sono venuti meno nelle cuciture, ammansendosi come non mai davanti al vicepresidente e perdendo assai in credibilità e schiena dritta. 

Tifo salsicce e friarielli: Shaleboom

Da un Franco all’altro, nella categoria non poteva mancare una famigliola, padre e figli, in una parola Shaleboom (475mila iscritti soltanto sul canale YouTube). Anche loro insieme a MdN, sono stati ingaggiati dal medesimo sito sportivo per il ritiro estivo degli azzurri. Alle dirette dalla stanzetta di casa, alternano video di chef Franco che cucina, passione che ha trasmesso anche ai 2 figli, naturalmente tutto corredato da sponsorizzazioni, abbonamenti, roba che insomma monetizza.

Eccezioni (e si spera non presunte tali): Mattew8

Naturalmente, e vivaddio, ci sono anche le eccezioni, e si spera siano eccezioni reali. Tra queste Matteo Procentese, su TikTok è Mattew8_ (profilo che ad oggi conta 197.3K follower). Poco più che ventenne, spigliato, simpatico, genuino, battuta pronta, innamorato di Mario Rui, a differenza dei suoi  «colleghi» non si prende mai troppo sul serio, trasmettendo leggerezza durante le sue performance, intrattenendo e divertendo chi lo segue, con intelligenza. E questo non è da poco nel panorama in cui si muove.

Peppe ’o frances e la fisolofia del «calcisticamente parlando»

Peppe ’o frances

Chiudiamo con un vero e proprio outsider, da Torre Annunziata, Peppe ’o frances, al secolo Giuseppe Raimo. Uno che di Napoli e di passione azzurra, fatta di stadio, trasferte e  chilometri appresso alla squadra in prima linea, vive da sempre. Il franco-oplontino è presente soprattutto su Facebook con una pagina con 68.149 like. Chi vi accede si imbatte nell’avviso che riportiamo testuale: «Peppe o frances,,,,sulla la pagina mai nulla di personale e solo sfogo di calcio,si parla del Napoli». Trasmette di solito da una mansarda, sollecitato dalle domande di un parente che lo interroga praticamente su tutto, dalle prestazioni del Napoli fino ai temi di economia, lavoro e di politica nazionale ed estera, «Zio Peppe, cosa ne pensa?». Nell’antro «sacro» foto storiche dei calciatori e dei supporter napoletani da curva, immagini di defunti, immancabile altarino a Maradona e alla Madonna della Neve. Imperdibili i monologhi con la Vergine a cui presenta le criticità dell’universo tutto.  

I suoi must sono le frasi  «solo la maglia», «senza scopo di lucro» (stilettata a MdN e a tutti coloro che hanno messo la monetizzazione davanti alla passione, ndr) e soprattutto «calcisticamente parlando». Quest’ultima è una sorta di formula cautelativa simile al condizionale, o a quella della presunzione di innocenza fino a prova contraria o a terzo grado di giudizio, che si utilizza in cronaca giudiziaria quando si citano indagati, arrestati, imputati e i reati di cui sono accusati per non incorrere in querele. Nei fatti, secondo la filosofia di Peppe ’o frances, un modo per dire che una persona è « calcisticamente parlando» una «latrina», ma umanamente la più buona e brava tra gli esseri umani.

Obiettivo principale delle sue invettive i giornalisti sportivi napoletani di oggi che definisce  «cavalli scartati di pista», «vozzole ’n’ gann» (la pappagorgia) e «culi chiatti» (sederi grossi), mentre tesse le lodi dei defunti e indimenticabili Pacileo e Necco.

A suo dire, avrebbero provato a farlo cadere nella trappola dell’imborghesimento, a farlo piegare, con un paio di ospitate a una trasmissione di Peppe Iodice, ma lui ha capito l’antifona e ha scelto di portare avanti la linea di duro e puro del tifo, di uomo libero e della passione che non si svende e non si vende.

Non è sfuggito all’attenzione dei quotidiani nazionali, è stato citato da la Repubblica per il soprannome affibbiato a Kvaratskhelia. Il francese, forse con poca fantasia, ma con tanta semplicità, lo ha ribattezzato  «l’angelo azzurro».

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