Inchiesta ex Ilva: quattro arresti

ARRESTI INCHIESTA EX ILVA Dall’ordinanza emerge che l’agente che lavora al Viminale (insieme al sottosegretario grillino Sibilia) avrebbe consegnato al manager Armanna i verbali segreti resi dall’avvocato Amara, sulla loggia Ungheria

Due persone in carcere, due ai domiciliari: è questo il bilancio dell’operazione della guardia di finanza e dalla polizia, nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza, competente sui magistrati del distretto di Taranto e Brindisi. In carcere sono finiti l’avvocato Piero Amara e il poliziotto Filippo Paradiso (classe 1966, lavora al Viminale insieme al sottosegretario M5S, Carlo Sibilia). Ai domiciliari l’avvocato di Trani, Giacomo Ragno e Nicola Nicoletti, che è stato consulente dei commissari dell’ex Ilva dal 2015 al 2018. L’obbligo di dimora è stato invece disposto per Carlo Maria Capristo, che è in pensione da alcuni mesi.

Secondo la Procura, l’avvocato Piero Amara e il poliziotto Filippo Paradiso, avevano messo in atto «un’incessante attività di raccomandazione, persuasione e sollecitazione» in favore del giudice Carlo Maria Capristo «su membri del Csm (da loro conosciuti direttamente o indirettamente) e su» persone «ritenute in grado di influire su questi ultimi in occasione della pubblicazione di posti direttivi vacanti d’interesse» dello stesso Capristo, «fra cui la Procura generale di Firenze, la Procura della Repubblica di Taranto ed altri».

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L’ex procuratore della Repubblica di Trani e Taranto, Carlo Maria Capristo, «in cambio delle “utilità” ricevute dal duo Amara-Paradiso svendeva la sua funzione in modo stabile, continuativo e incisivo». Lo ha scritto il gip di Potenza, Antonello Amodeo, nell’ordinanza con la quale ha disposto l’arresto dell’avvocato Piero Amara e del poliziotto Filippo Paradiso. «Di particolare pregio», ha messo in evidenza il magistrato potentino, «per comprendere il livello osmotico che avevano assunto i rapporti tra Amara, Paradiso e Capristo, la circostanza che Amara avesse spostato, dopo la nomina di Capristo a Taranto nel 2016, la sede sociale delle sue società operanti nel settore ambientale da Roma alla provincia di Taranto, quasi a sottolineare plasticamente che si poneva sotto l’ombrello protettivo di Capristo».

Il gip ha inoltre scritto che è emerso «un estesissimo network di rapporti e relazioni» creato da Capristo, Amara e Paradiso «anche di alto livello istituzionale e politico, finalizzato a strumentalizzare in loro favore le funzioni pubbliche».

Sullo sfondo
la loggia Ungheria

Secondo quanto riporta il quotidiano La Verità, nell’articolo a firma di Alessandro Da Rold, Paradiso conoscerebbe bene anche il manager Vincenzo Armanna, vale a dire il grande accusatore, nel processo Opl 245, di Claudio Descalzi, ad di Eni. Dall’ordinanza che ha portato all’arresto di Paradiso e degli altri tre indagati, emerge pure che proprio il poliziotto avrebbe fornito ad Armanna, i verbali secretati, resi da Amara a Milano, sulla loggia Ungheria.

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