Il boss della camorra Vincenzo Mazzarella (deceduto nel 2018), sullo sfondo uno scorcio del quartiere San Giovanni a Teduccio

LA STORIA DELLA CAMORRA Le dichiarazioni del boss di San Giovanni a Teduccio (deceduto in carcere nel 2018) nel corso di un processo contro il clan Zaza

di Giancarlo Tommasone

Dallo zio Michele Zaza, Vincenzo Mazzarella ereditò il soprannome di ‘o pazzo. Inquadrato dagli inquirenti come uno dei massimi esponenti della camorra napoletana (è deceduto in carcere, a Milano, il 5 novembre del 2018), all’inizio del 1986 sfila in aula nel corso di una udienza del processo imbastito contro il clan Zaza. E’ imputato di associazione, lo accusa tra gli altri, il collaboratore di giustizia Pasquale D’Amico, ex santista della Nco di Raffaele Cutolo. Mazzarella respinge le accuse, affermando di non aver mai aderito ad alcuna organizzazione criminale, e di conoscere ’o cartunaro (alias di D’Amico) «solo attraverso giornali e televisione». Il presidente della Corte passa a parlare di un arresto, che qualche mese prima ha interessato l’imputato. Mazzarella viene catturato a Portici (a un paio di chilometri da San Giovanni a Teduccio), e si così si mette fine alla sua latitanza. «Lei era armato, quando è stato arrestato?», chiede il presidente. «E si capisce, signor presidente. Io sono sempre armato, cammino sempre armato». «Come… è sempre armato? Che vuole dire?», domanda ancora il giudice. «Quello che ho detto», ribatte il malavitoso. Che continua: «Quando io sono stato arrestato, se mi accorgevo che ci stavano le guardie, la pistola la buttavo, mica sono scemo? Io poi, volevo andare in questa casa a Portici, dove stava mio nipote, perché volevo cambiare abitazione, che ero latitante e vivevo a San Giovanni a Teduccio». «Ma perché avete detto che siete sempre armato? Che camminate sempre armato?», torna sull’argomento, il presidente. «Perché mi piace proprio – risponde Mazzarella –, porto la pistola da quando avevo nove anni. Faccio come nei film western, mi metto a sparare. Sparo sempre, pure a casa, sparo contro le bambole, perché mi piace».

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