Domenico De Siano
Domenico De Siano

Domenico De Siano non ha indovinato una mossa negli ultimi mesi: dalla ricandidatura di Stefano Caldoro al fuoco di sbarramento per i nuovi ingressi

In un paese normale, in una politica normale, staremmo a commentare – in queste poche righe – le dimissioni del coordinatore regionale di Forza Italia, Domenico De Siano. Ultimo reduce di quella infausta stagione azzurra in cui le capacità e le abilità politiche erano sottomesse ai desiderata di Mariarosaria Rossi e di Francesca Pascale, improvvisamente balzata agli onori delle cronache dopo i siparietti con tanto di Calippo al seguito del «Cafone» Oscar Di Maio per il solo «coniugio» con il Cavaliere.

De Siano, dicevamo, dovrebbe fare un gesto politico forte – l’unico della sua fortunata carriera – e dimettersi. Non ha indovinato nulla, in questi ultimi mesi: ha sostenuto la candidatura debolissima, quasi moribonda, di Stefano Caldoro. Non è riuscito a difendere il suo dante causa, Armando Cesaro, dalle bordate ad alzo zero che gli sparava un giorno sì e l’altro pure Matteo Salvini. Non è stato in grado di allestire una lista competitiva per le regionali facendo sprofondare quel che resta dell’impero azzurro nei bassifondi della classifica elettorale. In compenso, come raccontato da Stylo24, si è indispettito per le notizie che volevano un consigliere di municipalità pronto a vestire la casacca forzista grazie all’intercessione del numero due del partito, Antonio Tajani; e si è affrettato a smentire subito. Un coordinatore meno che onesto intellettualmente, a quest’ora, starebbe già firmando la lettera d’addio.

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