Mario Merola

SCENEGGIATA E MALAVITA Le dichiarazioni rese dall’indimenticato artista dopo l’arresto di un collega accusato di omicidio (e in seguito, completamente scagionato)

Sceneggiata e malavita, legami esistenti esclusivamente riguardo all’intreccio proposto in alcuni brani teatrali, ma una cosa è la finzione scenica, un’altra è la realtà. In queste parole potrebbe riassumersi il pensiero dell’indimenticabile e indimenticato Mario Merola (scomparso nel 2006 all’età di 72 anni), considerato tra i massimi interpreti di quel genere nato e sviluppatosi a Napoli, tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, e rilanciato da Pino Mauro negli anni Settanta. Un confine, dunque, che quasi mai si valica, quello che separa le tavole del palcoscenico dalla vita reale.

Eppure è capitato che qualche beniamino del popolo partenopeo sia stato coinvolto in fatti di sangue, ad esempio un noto interprete della canzone napoletana e della sceneggiata, nel 1993 fu arrestato con la pesantissima accusa di omicidio. Le indagini appurarono che era stato falsamente accusato da alcuni collaboratori di giustizia, l’artista finito sotto la lente degli inquirenti venne scagionato completamente tre anni dopo, al termine di un incubo giudiziario risolto da una assoluzione con formula piena.

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Quando quel cantante fu arrestato, si raccolsero sulla vicenda, anche le considerazioni di Mario Merola. «Tra noi è un ospite – affermò Merola, parlando del collega – Ma gli abbiamo voluto bene e questa storia mi ha gelato». E poi, il cantante partenopeo, originario del Mercato, era intervenuto nella discussione sui comportamenti negativi, tipici della finzione scenica, «accusati» di essere trasfusi nella vita reale. «La sceneggiata non c’entra niente (con il caso in oggetto, ndr). Io pure, in teatro, ho fatto omicidi, pistolettate, coltellate, sono stato in carcere, ma solo sulla scena. Il ‘cattivo’ della sceneggiata, se vai a vedere, nella vita è sempre un bravo ragazzo. In teatro si fanno pure gli omicidi, ma per onore, e a morire è ‘o malamente. La gente vede e approva e qualche volta grida: “Accidilo ’n’ata vota a ’stu fetente”», affermò ancora Merola.

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Che concluse l’intervista, riesumando quanto gli era capitato qualche anno prima. «Io sono una persona perbene. E quando mi chiamò il giudice Giovanni Falcone (nell’ambito di una inchiesta su Cosa nostra siciliana, ndr) e io poi fu scagionato, gli dissi: “Voglio essere ricordato soltanto come un grande cantante napoletano”».

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