Peppe Miale

PALCOSCENICO AZZURRO Per chi ha amato, separarsi non vuol dire dimenticare

«Avevamo ancora un sacco di cose da dirci, ripeto con rammarico. E’ la sola cosa che riesco a pensare.
No, ci siamo detti tutto, dice lui, e so che vuol dire una bella cosa, intensa, profonda, ma non mi basta.
Mentre parla non lo vedo più, come se fosse sparito, perché con un movimento è finito in un cono di ombra. E così tocco con mano come sarà senza di lui…
… Ci teniamo stretti, ma è difficile, non si vede niente, siamo caduti in una lama di buio». (Da domani mi alzo tardi, Anna Pavignano)

E’ il momento degli addii. E’ il momento della separazione. E’ il momento della nostalgia che arriva ancor prima che ci si separi. Nostalgia per chi sta andando via. Nostalgia per una partenza che certifica anche l’addio alla Bellezza. Quella Bellezza offerta e condivisa da noi che li abbiamo amati e da loro che quella Bellezza ha esaltato nel loro esercizio di calciatori, altrimenti non fuoriclasse. Gli Hamsik, i Jorginho, gli Allan, gli Albiol, i Callejon, i Reina, i Milik e forse i Ghoulam e i Kalidou mai più vestiranno la casacca azzurra color del cielo. E perché non menzionare con infinito affetto anche i Rog, i Diawara, i Chiriches, i Sepe, i Tonelli, quei tutti coloro che grazie a Maurizio Sarri, condottiero tradito da se stessoe sepolto per sempre, condussero la trionfale cavalcata fino alla vittoria del campionato 2017-2018. Quel campionato vinto grazie e per merito della Bellezza, realizzando una delle più maestose imprese degli ultimi trenta anni di storia del calcio. Vittoria non riconosciuta solo da coloro che non sanno di matematica e di semplice conteggio dei punti, oltre che dai tristi sempiternamente disonesti di bianconero vestiti.

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E se è vero che, come diceva il meraviglioso De Gregori, qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure, mai e poi mai nessuno di noi innamorati azzurri dirà… cancello il tuo nome dalla mia facciata. Noi non dimenticheremo, tanto meno cancelleremo. Ci rimarranno impressi negli occhi e nel cuore la nobiltà imperitura della visione di gioco di Marek, l’euclidea inesausta geometria di Jorginho, la battagliera eroica mastinesca condotta di gara di Allan, l’incapacità callejoniana di consegnare ai posteri una partita che non fosse almeno da sei e mezzo in pagella, il leaderismo innato e decisivo dei Pepe e dei Raul, la maestosità precisa del colpo di testa e del piede sinistro di Arek, condannato all’essere subalterno solo e soltanto dall’improvviso arrivo nel cielo dei centravanti della stella cometa Ciro Mertens.  E non mi dilungo oltre con pensieri al miele per Kalidou e Ghoulam perché non si possono dire parole definitive quando ancora qualche piccolo desiderio di azzurro si cela nei loro cuori. Anche perché è pur vero che alcuni luminosi frammenti di quella costellazione esistono e rifulgono. Sono qui, ancora con noi, gli Insigne, i Mertens, gli Zielinski,  i Maksimovic, elementi testimoni di una continuità che è giusto non sia disattesa fino in fondo.

Ma esiste il tempo ed esistono gli accadimenti. Il tempo ha delle leggi. Gli accadimenti delle conseguenze. E se la legge impone anzi consente che l’amore possa rimanere imperituro, gli accadimenti generano conseguenze. E la conseguenza è la separazione. Nel sopracitato bellissimo libro di Anna Pavignano, sodale di scrittura cinematografica di Massimo Troisi e per lungo tempo sua compagna di vita,  l’amorevole considerazione di lei segnala un rimpianto che non fa declinare la speranza di un futuro possibile. La risposta di lui potrebbe tradire cinismo, in realtà certifica l’inevitabilità dell’addio a fronte di una storia che ha compiuto la sua meravigliosa parabola. E allora che possiamo fare noi innamorati se non cadere in quella… lama di buio in cui non si vede niente, men che meno un futuro colorato di azzurro?

Dobbiamo aggrapparci a ciò che è rimasto di quella emozionante  vicenda. Dobbiamo fidarci e affidarci ai fuoriclasse che ancora saranno con noi. A Ciro, a Piotr, a Lorenzo. Soprattutto a Lorenzo. A lui che più di tutti noi soffrirà. Perché ogni volta che convergerà verso il centro del campo gli sarà naturale guardare lontano a cercare il fulmineo e vincente taglio di Josè Maria Callejon. «Innamoratevi di qualcuno che vi cerchi come Insigne cerca Callejon», scrisse genialmente sul muro di un palazzo un geniale tifoso del Napoli. Beh…quella scritta rimarrà per sempre ma Lorenzo, ora, dovrà guardare altrove e cercare altre vie per la vittoria. Altre vie che però esistono. E siamo sicuri che Lorenzo le cercherà e le troverà. Perché quella lama di buio si illumini di azzurro. Ora e per sempre.

Azzurramente, Peppe Miale

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