sabato, Maggio 28, 2022
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E il camorrista scoppiò a piangere per il sequestro di droga

INFORMATIVA CERBERUS – Grazie al racconto intercettato di «guaglioni» chiacchieroni le forze dell’ordine scoprirono le armi del clan D’Alessandro

Il traffico di stupefacenti è diventato uno dei maggiori guadagni delle organizzazioni criminali, se non il maggiore. La droga assicura entrate continue e perderne un carico può costare tantissimo denaro ai malavitosi. Anche a Castellammare di Stabia dove dall’informativa Cerberus emergono particolari inediti e accadimenti curiosi sulla vita dei boss del clan D’Alessandro. Come quella volta in cui un affiliato del clan scoppiò a piangere. Tutto iniziò il 12 febbraio del 2014 quando le forze dell’ordine scoprirono in una casa fatiscente e disabitata, alle spalle dell’abitazione di Antonio Rossetti, un chilogrammo di marijuana sigillata in una busta in plastica e nascosta in un tubo conficcato in un cumulo di rifiuti edili.

Nei giorni successivi al sequestro le forze dell’ordine intercettarono una conversazione a bordo di un’autovettura, dove erano presenti tre affiliati al clan che «riconducevano nella loro titolarità il sopraindicato chilogrammo di marijuana caduto in sequestro». La perdita fece arrabbiare non poco gli esponenti malavitosi del clan.

La punizione del capoclan e le intercettazioni

«Infatti – si legge nel provvedimento – il Rossetti venuto a conoscenza dell’ammanco di sostanza stupefacente, caduta in sequestro, picchiava L. poiché era stato poco accorto nel celare la sostanza stupefacente all’interno dell’edificio abbandonato, causando il ritrovamento da parte di terze persone». In quella stessa circostanza L. piangendo salì a bordo del veicolo monitorato dalle forze dell’ordine in compagnia di altri due «guaglioni».

Uno di loro però s’informò se «le cose», intendendo le pistole, erano anch’esse sotterrate. «L. asseriva – si legge ancora – che stavano sempre lì specificando che erano nascoste sotto terra negli angoli di questo edificio abbandonato». Descrizione fatale visto che le forze dell’ordine, ascoltando le loro parole, due giorni procedettero a un nuovo controllo presso l’immobile e trovarono proprio nel luogo indicato «due pistole, calibro 9×21, d’importazione, non censite nel catalogo nazione e 26 colpi dello stesso calibro; nonché un bilancino di precisione».

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