L'arresto di Mario Fabbrocino, scovato dagli agenti della Dia in Sudamerica il 3 settembre 1997

Il summit fu presenziato dal capoclan di San Giuseppe Vesuviano, all’epoca latitante

La conversazione venne intercettata all’interno del carcere di Poggioreale, durante un colloquio. I parenti di un detenuto, vertice di un cosca del Vesuviano, riportarono al loro congiunto, il resoconto di una riunione svoltasi alcuni giorni prima (siamo nel novembre del 2004), alla presenza del camorrista, all’epoca latitante, Mario Fabbrocino (è deceduto nell’aprile del 2019). Nel corso del dialogo in carcere, i familiari del detenuto riferiscono al loro parente di un summit, al quale era stato chiamato a partecipare il reggente della loro organizzazione, nonché un imprenditore a loro vicino.

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In occasione della riunione, che si sarebbe svolta in una località del Nolano, Mario Fabbrocino in prima persona, attorniato da una ventina di soggetti, – è riportato nelle carte giudiziarie di una inchiesta contro il clan di San Giuseppe Vesuviano – aveva sostanzialmente «concordato con il predetto imprenditore che questi utilizzasse il calcestruzzo prodotto dalla ditta del clan Fabbrocino, per le lavorazioni edili che stava eseguendo per la costruzioni di capannoni industriali nella zona Asi di Nola».

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Stando a quanto argomentano gli inquirenti, l’accordo era destinato ad assumere una specifica rilevanza per l’organizzazione di Mario Fabbrocino perché, «oltretutto, gettava le basi per una  rinnovata  rete di alleanze tra la sua organizzazione e gli altri gruppi criminali presenti nei territori limitrofi».

Quando si svolse il summit,
Mario Fabbrocino era latitante

Da sottolineare il fatto che nonostante fosse irreperibile da mesi, inseguito da un mandato di cattura, Mario Fabbrocino riuscisse a presenziare a un summit, che tra l’altro si sarebbe tenuto proprio nel Nolano, territorio sotto il suo «controllo criminale».