Uno scorcio del rione Forcella (foto di repertorio)

LA STORIA DELLA CAMORRA La riorganizzazione del clan dopo il ritorno in libertà del capo

Non appena tornato in libertà, dopo aver passato in carcere un lungo periodo di detenzione, Raffaele Stolder, per anni a capo dell’omonimo clan (attivo nella zona di Forcella, Maddalena e Duschesca, e oggi completamente disarticolato), si mise all’«opera» per riorganizzare la cosca. La prima mossa da attuare – emerge da una informativa di polizia giudiziaria datata 2008 – fu quella di allontanare i «rivali» da Forcella, rione in cui si trovava la «roccaforte» del gruppo criminale. Stolder è intercettato in ambientale, mentre all’interno della propria abitazione, parla della questione con un affiliato.

«In quella casa – afferma il ras – non voglio nessuno. Dobbiamo farli mettere paura». E si riferisce al fatto, che nella loro zona ci sono presenze non gradite che vanno immediatamente allontanate dal rione. Nello specifico, il discorso cade su un nucleo familiare che vive nel palazzo in cui abita anche un altro affiliato. Sarà quest’ultimo a portare l’«ambasciata» ai destinatari dello «sfratto coatto». Il sodale che conversa con il ras esterna una modalità che ritiene essere efficace per far allontanare le persone non gradite alla cosca guidata da Stolder: «Le prendiamo a cazzi in faccia».

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La riorganizzazione della cassa comune

Nel corso della stessa conversazione intercettata, si discute anche delle spese del gruppo e della cassa comune, per provvedere alle esigenze degli affiliati detenuti.  Relativamente al sostentamento dei carcerati, Stolder spiega ai presenti: «Avevamo fatto un discorso, mica di guadagnare noi, ma di portare (caricare, ndr) sulle spese qualche carcerato che doveva avere qualche cosa… perché, naturalmente, io ho dato le magliette ai figli miei ed il resto le ho mandate tutte ai carcerati, al di fuori di quello che ho messo a disposizione ai tempi miei». Quando andavano «bene le cose, si mandava pure a loro, ai carcerati. Non c’era il problema, perché quelle sono cose fatte bene: mandi una cosa ad un carcerato, mandi una cosa fatta bene», argomenta il ras.

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