In alto il narcos Raffaele Imperiale. In basso a sinistra Cesare Pagano, a destra Raffaele Amato (i due capi del clan degli Scissionisti)

Dopo la cattura di Raffaele Amato e di Cesare Pagano e le prime crepe nel fronte «separatista», Mario Cerrone e Raffaele Imperiale adottarono la linea dell’imparzialità

Nel periodo in cui si comincia a spaccare il fronte degli Scissionisti – parliamo del 2011 -, i narcotrafficanti Mario Cerrone (poi passato a collaborare con la giustizia) e Raffaele Imperiale (attualmente latitante) scelgono di rimanere imparziali.

«In questa fase molto delicata – è riportato nero su bianco in una informativa di polizia prodotta sul clan Amato-Pagano – il comportamento dei due narcotrafficanti è stato improntato alla massima neutralità, senza favorire né l’una né l’altra fazione, perché le rispettive figure di rilievo erano eredi “legittimi” delle quote societarie dei soci fondatori; rompere il patto favorendo una delle due “anime” del clan significava intaccare il patrimonio della società, costruito negli anni, nel comune interesse, investendo una parte degli introiti degli affari di cocaina».

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Il patrimonio, invece,  stando alla linea adottata dai narcos, che rispondevano direttamente ai vertici degli Amato-Pagano, andava preservato a garanzia di tutti i soci. Nonostante le notevoli difficoltà di una fase, che porterà poi nuovamente allo scontro armato.

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Dopo la cattura dei capi storici del clan, Raffaele Amato (maggio del 2009) e Cesare Pagano (luglio del 2010), parte un periodo di difficile successione nei ruoli di vertice, e si vanno evidenziando tutte le fratture tra i gruppi federati. Il malcontento, nato dalla rigida gestione monopolistica del mercato della cocaina, imposto dagli Scissionisti, sfocerà poi nella terza faida, che tra il 2012 e il 2013 tornerà a insanguinare le strade dell’area nord di Napoli.