Il boss Raffaele Cutolo in aula

La «provocazione» del fondatore della Nuova camorra organizzata, oggi detenuto in regime di 41 bis a Parma

Il prossimo autunno, il boss Raffaele Cutolo compirà 79 anni. Negli scorsi mesi, il padrino di Ottaviano (fondatore della Nco, attualmente recluso al 41 bis) è tornato al centro della scena. Prima per il ricovero d’urgenza, in ospedale, poi per la bocciatura della richiesta di trasferimento ai domiciliari, a causa delle sue aggravate condizioni di salute. La richiesta era stata presentata dopo la circolare del Dap, emessa in seguito allo scoppio della pandemia di Covid-19.  A inizio giugno,  il collegio presieduto da Antonietta Fiorillo, ha confermato la decisione di metà maggio del magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, che aveva bocciato l’istanza del 78enne. Nei fatti, è stato sottolineato come le patologie di Cutolo, «appaiono allo stato trattabili adeguatamente», e come nel suo caso «non appare ricorrere con probabilità, il rischio di contagio da Covid-19».

Ciò, considerato pure che a Parma, nessun detenuto era risultato positivo e la curva epidemica in regione stava calando. Il camorrista che ha passato in carcere, complessivamente, circa 55 anni, è detenuto consecutivamente dal 1979, 41 anni, la maggior parte dei quali trascorsi in isolamento. «Raffaele Cutolo ha fatto capire che vuole solo essere lasciato in pace e scontare la sua pena con dignità, senza chiedere niente a nessuno», ha tenuto a sottolineare più volte – e anche nel recente passato – il legale del padrino di Ottaviano, avvocato Gaetano Aufiero. Facendo pure intendere che sia completamente da scartare la possibilità di una richiesta di grazia (tra l’altro dall’esito negativo, assai «scontato»). Relativamente a questo tema, nel 1994, il fondatore della Nuova camorra organizzata, fu protagonista di una provocazione. Invocò la grazia ma «mediante eutanasia, ovvero fucilazione al petto».

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