Rilievi dei carabinieri dopo un colpo messo a segno dalla 'banda del buco' (foto di repertorio)

LA STORIA DELLA CAMORRA L’espediente dei banditi per entrare e uscire dalle fogne senza essere visti. Il boss: con questa facciamo il salto di qualità

Si sa, i luoghi comuni, almeno in origine, quando nascono, hanno comunque un fondo di verità. E la classica fantasia dei napoletani non sfugge alla regola. Fantasia che spesso si palesa anche attraverso azioni che denotano furbizia da parte di chi le mette in pratica. E’ il caso della «macchina col buco». Il progetto emerge da una informativa di polizia giudiziaria redatta sul gruppo capeggiato per anni dall’ex boss Raffaele Stolder (organizzazione attiva nelle zone di Forcella, Maddalena e Duchesca e oggi completamente disarticolata).

L’intercettazione è del giugno 2008 e viene effettuata in casa di Stolder, la cui abitazione era stata riempita di microspie per monitorare i  movimenti dell’uomo tornato in libertà dopo una lunga detenzione. Come ipotizzato da investigatori e inquirenti, Stolder stava cercando di riorganizzare il suo gruppo, dedito soprattutto a furti e rapine. Una delle specialità della banda – emerge da numerose inchieste della magistratura – era quella di mettere a segno i colpi in istituti di credito, uffici postali, e caveau di banca, sortendo dalle fogne, attraverso buchi aperti dal sottosuolo verso la superficie, e trovandosi così sul posto in cui agire. Per non dare nell’occhio e agire indisturbati (dopo essersi posizionati su un tombino), quando si trattava di calarsi nelle fogne e uscirne una volta portata a termine la rapina, quelli del gruppo Stolder lavoravano a un progetto: una automobile marciante, da modificare ad hoc, per farla diventare la «macchina col buco».

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In che modo? A spiegarlo, intercettato, è lo stesso Raffaele Stolder. «Ora, con questa macchina, facciamo un salto di qualità enorme… non l’ha mai fatto nessuno con una macchina così perfetta… lo sai come viene?», afferma. E racconta di averlo spiegato a quello che ipotizziamo dovrebbe essere un carrozziere. «Si devono smontare i sediolini…. si devono togliere le staffe, da sotto, poi, mettono quelle cose delle cucine, praticamente, no? Noi stando seduti, pigliamo i sediolini con le mani e andiamo a finire indietro al cofano. (In tal modo) creiamo lo spazio a terra, alziamo e ce ne scendiamo (nelle fogne, ndr)».

«Si bloccano i sediolini e possiamo anche camminare e fare un’altra cosa, viene un servizio perfetto, a noi ci serve la Twingo (modello della Renault). Si deve solo spostare la marmitta ed un po’ di fili, poi, viene una bella botola, è bassa. Facciamo abbassare, un altro poco, la macchina, le scendiamo un altro poco gli ammortizzatori», spiega Stolder ai suoi accoliti. Alla macchina, per «stare in regola» e non incorrere in eventuali sequestri, va fatta anche la copertura assicurativa, «e incominciamo a lavorare per dappertutto perché, poi, ci incominciamo a muovere, vediamo gli obiettivi».

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