di Giancarlo Tommasone

C’era una volta la leggenda delle donne tenute all’oscuro dei traffici delle organizzazioni criminali che dovevano e potevano essere guidate esclusivamente dagli uomini. Una massima mafiosa recitava più o meno così: «E’ più pericoloso confidare gli affari di famiglia alla moglie o all’amante piuttosto che a un giudice». Altri tempi, naturalmente, scaduti per quanto invece accade ai giorni nostri e dalle nostre parti. Ad esempio a capo del clan Licciardi c’è attualmente un direttorio guidato da due donne che agiscono alla pari e si spartiscono da tempo il potere decisionale con Paolo Abbatiello.

Controlli nella Masseria Cardone, tra Miano e Secondigliano
Controlli nella Masseria Cardone, tra Miano e Secondigliano

Quest’ultimo, considerato dagli inquirenti al vertice dell’organizzazione malavitosa della Masseria Cardone, nel 2015 fu arrestato in esecuzione di un’ordinanza per associazione e traffico di stupefacenti. I carabinieri fecero scattare le manette ai polsi del 50enne a Miano, presso la sua abitazione. Il problema della successione non si pose, a guidare il clan due donne della famiglia, che stando alle informative che le riguardano, «infonderebbero in chi si trova al loro cospetto più timore e rispetto degli uomini», naturalmente parliamo di una forma distorta di rispetto. Certo è che lo spessore criminale a loro non manca anche perché tenere le redini e imporsi su accoliti dell’altro sesso, magari più avanti negli anni, forse maggiormente esperti e con molta più strada fatta e vissuta, non è compito facile. La lezione d’altronde è stata impartita da una donna che di leadership se ne intendeva, stiamo parlando naturalmente di Maria Licciardi, per anni al vertice della cosca della Masseria Cardone.

Tornando agli aspetti prettamente strategici e agli equilibri interni all’Alleanza di Secondigliano alla cui guida si candidano i Licciardi, le donne possono fare affidamento su un paio di ambasciatori fidati e di lungo corso che sanno come trattare e in che modo condurre gli affari senza intaccare gli equilibri con gli altri gruppi che formano la confederazione più potente dell’area nord di Napoli. Le attività illecite sempre le solite, su tutte traffico di droga e racket delle estorsioni.

(II – Continua)