di Giancarlo Tommasone

E’ una delle organizzazioni criminali più temibili del pianeta; è la messicana Los Zetas, che, nata come gruppo paramilitare al servizio del cartello del Golfo, ha poi deciso di mettersi in proprio. E’ impegnata tuttora nel traffico internazionale di stupefacenti, nei rapimenti a scopo estorsivo e in numerose altre attività illecite da portare a termine sul territorio centroamericano.

Un cartello della droga,
prima di tutto, che secondo la Procura
di Napoli e quella di Palermo,
fa affari anche con camorra e mafia

Reynaldo Oyervides Jaime

Fa parte dei Los Zetas anche Reynaldo Oyervides Jaime, che il 15 maggio del 2015, proprio su richiesta dei magistrati napoletani, venne tratto in arresto. Il messicano di 48 anni fino a qualche giorno fa si trovava ancora in carcere, nel suo Paese e, nelle intenzioni degli inquirenti partenopei, doveva essere estradato in Italia. Solo che adesso non sarà più possibile farlo, poiché due settimane fa, il 15 maggio scorso, per il messicano sono scaduti i termini di custodia provvisoria. La Procura partenopea, altro non ha potuto fare, davanti alla lungaggine e ai ritardi della giustizia nostrana, che disporne la scarcerazione.

La sede della Procura di Napoli (Stylo24)
La sede della Procura di Napoli (Stylo24)

Il 48enne messicano è stato scarcerato
vanificando il lavoro di Dea e Antimafia

E allora è praticamente sparito dai radar della americana Dea e della Dia italiana, che tanto si erano adoperate per farlo finire in cella. Acclarati i rapporti esistenti tra Oyervides e le mafie nostrane (anche con la ‘Ndrangheta). Il 48enne era finito al centro dell’operazione Monterrey, località messicana da cui prese il nome l’inchiesta.

Coinvolte anche famiglie mafiose
del quartiere Brancaccio di Palermo

Era il maggio del 2012. Destinatarie delle misure cautelari in carcere, oltre a Oyevirdes, altre 33 persone: messicani, siciliani e soggetti residenti nel Napoletano e nel Casertano (12 tra Marano, Qualiano, Calvizzano e Sparanise). Secondo quanto fu ricostruito all’epoca dei fatti dai magistrati palermitani, il gruppo residente in Sicilia (famiglie di Brancaccio, ndr) acquistava la droga (cocaina e hashish) da connazionali che vivevano in Messico, vale a dire, da uomini legati ai cartelli della droga.

L’operazione Monterrey produsse
34 misure di custodia cautelare
Traffico di cocaina e hashish
tra il Messico, la Sicilia e il Napoletano

Il carico, nascosto all’interno di un forno per la cottura della ceramica trasportato da un camion, era stato individuato grazie ad una segnalazione degli agenti della Dea (Drug Enforcement Administration); il mezzo era stato fermato in un’area di servizio in provincia di Terni. Tra gli arrestati anche insospettabili imprenditori, i quali curavano l’importazione di partite di cocaina dal Messico che variavano tra i 500 ed i 3.000 chilogrammi. Nel corso delle indagini furono sequestrati più di 500 chilogrammi di hashish (per un valore di 2 milioni e mezzo di euro). Una volta ottenuto il trasferimento del 48enne presso una struttura penitenziaria del nostro Paese, dunque, i magistrati avrebbero avuto la possibilità di interrogare Oyervides, chiedendogli dei rapporti esistenti tra il cartello messicano, le famiglie mafiose palermitane e quelle della camorra napoletana.

L’impossibilità di far partecipare il narcos
alle udienze attraverso la videoconferenza
Dimenticato il particolare del fuso orario

Ma la giustizia italiana è stata troppo lenta e non è riuscita ad ottemperare, nei termini stabiliti, alle procedure necessarie per l’estradizione del messicano dei Los Zetas. C’è di più. Come riportato dal Corriere della Sera, fonti investigative napoletane hanno riferito che in questi tre anni è stato arduo (durante le udienze) anche stabilire un ponte per permettere a Oyervides di essere presente in videoconferenza. Si provava infatti ad attivarla in diretta dal tribunale con i colleghi della giustizia messicana. Solo che non era stato preso in considerazione il fattore fuso orario, ragion per cui quando si svolgevano le udienze in Italia, in Messico era praticamente piena notte.