L'arresto del boss Paolo Di Lauro (settembre 2005)

Gli accorgimenti per non far scoprire il deposito

di Giancarlo Tommasone

Il rifornimento di hashish dalla Spagna, per il clan Di Lauro, e poi per gli Scissionisti, avveniva, secondo quanto racconta il collaboratore di giustizia Andrea Parolisi (per un lungo periodo braccio destro del capozona di Mugnano, Carmine Amoruso) in diversi step e si svolgeva sull’asse Marano-Secondigliano. La «puntata», vale a dire l’investimento, che oscillava ogni volta tra i 300mila e il milione di euro, veniva consegnato ai maranesi dei Nuvoletta tramite Parolisi, che andava a prendere i soldi nella zona della Cappe (praticamente di fronte al carcere di Secondigliano), ricevendoli da un incaricato di Fulvio Montanino (elemento del clan vicinissimo a Cosimo Di Lauro). Siamo nel 2004, quando la faida è già scoppiata, anche se non è nella fase più cruenta. Ma come si completava l’approvvigionamento di hashish? «Una volta acquistata la droga e ritornata sul territorio campano, Amoruso mi comunicava il luogo dove quelli del clan Di Lauro dovevano portare una macchina munita di sistema per occultare la droga. Io indicavo il luogo a quelli di Secondigliano. Quelli di Secondigliano, ossia del clan Di Lauro, portavano la macchina vuota e se ne andavano», racconta Parolisi. A questo punto erano quelli di Marano che avevano acquistato la droga, che per non far sapere dove si trovava lo stupefacente, «prendevano la macchina vuota e la portavano nel posto che conoscevano soltanto loro, e la riempivano di droga. Poi una volta caricata la macchina, la riportavano nello stesso posto dove l’avevano presa».

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Accadeva quindi che arrivasse la comunicazione dell’avvenuto carico ad Amoruso, che a sua volta avvertiva Parolisi. Quest’ultimo aveva il compito di «notiziare» al riguardo, quelli di Secondigliano. «Io con il mio TMax non ci mettevo niente ad arrivare nella “167”, da Mugnano, e andavo a comunicare che si potevano ritirare la macchina a Fulvietto (Montanino) o (ad altri affiliati). Voglio precisare che come ad esempio nell’investimento di un milione di euro, il quantitativo di droga era particolarmente ingente per cui furono necessari quattro di questi viaggi. I maranesi erano molto attenti a non far sapere dove fosse custodita la droga. Io ho avuto modo di verificare che è possibile che essi la tengono conservata sotto terra o in posti umidi, questo perché in uno di questi carichi i Di Lauro si lamentavano che la sostanza era secca e non si poteva tagliare bene perché evidentemente era stata in un posto troppo umido», rendiconta Parolisi. Quali erano i posti dove si finalizzava la effettiva consegna? «Ricordo – dice il pentito – che i posti dove le macchine venivano portate scariche e riprese poi cariche (di droga) sono stati  i seguenti: nel territorio di Marano, in un parcheggio comunale di fronte al cimitero; nel territorio di Calvizzano, in luoghi diversi: davanti al bar che si trova prima di un gruppo di  palazzine, sulla strada che va da Calvizzano verso Mugnano. Ricordo che quando c’erano queste operazioni giravano un paio di motorini di quelli di Marano a presidiare le operazioni perché sono loro responsabili fin quando quelli di Secondigliano non entravano in possesso dell’autovettura».

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«Che tipo di macchina è stata utilizzata in tutti questi scambi?», chiede il pm a Parolisi. «So di due tipi di macchine: la Clio bianca vecchio tipo e una auto fuoristrada aperto tipo Pk di colore grigio. Ritengo che il sistema per nascondere la droga è dietro, nel paraurti che si smonta, svitandolo, da sotto il carrello», afferma il collaboratore di giustizia.

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