Giuseppe Montella, il carabiniere arrestato nell'ambito dell'operazione Odysséus

Le intercettazioni dell’inchiesta sulla caserma del malaffare, i traffici dell’appuntato Montella e del «civile» Giardino

Non sempre le conversazioni tra il carabiniere Giuseppe Montella e il «civile» Daniele Giardino (entrambi finiti in carcere  nell’ambito dell’operazione Odysséus) sono prive di scontro. In alcune occasioni i due, intercettati, hanno dei diverbi relativi alla reale quantità delle sostanze stupefacenti «stoccate». Quando i conti non tornano, nascono delle discussioni, che però – va sottolineato – non trascendono mai. I «soci» sono assai affiatati, e stando alle loro parole, mettono «l’amicizia, la fratellanza» prima degli affari, prima di tutto. Così, come si evidenzia nel corso del dialogo captato il 27 febbraio del 2020. Giardino ha dei dubbi sulla quantità di droga nella disponibilità del gruppo, e crede che lo stupefacente che non trova – circa un chilo di roba – sia conservato da Montella presso il suo garage.

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Il carabiniere tiene a sottolineare che così non è, e quando il socio ammette la propria dimenticanza, afferma: «Lo so che tu non lo penserai mai, ma io sono corretto con te e ti dico tutto quello che ho, cioè, ci mancherebbe, se facessi una cosa del genere (vale a dire rubare la droga al proprio sodale, ndr), mi sparerei». La conversazione captata si chiude con Montella che dice: «Per me l’amicizia viene prima di tutto, è sacra, i soldi li brucio, e con te (con Giardino, ndr) oltre all’amicizia c’è la fratellanza, che va oltre, lo sai». I due si sanno appuntamento al giorno successivo, per parlare meglio dei loro affari. «Poi domani, quando ci vediamo, ci facciamo un bello champagnino, un aperitivo con champagnino, così dopo che ci siamo fatti uno champagnino, riusciamo a ragionare meglio», dichiara Giuseppe Montella.

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