Una vecchia foto segnaletica del boss Paolo Di Lauro, alias Ciruzzo 'o milionario

L’asse Secondigliano-Marano

di Giancarlo Tommasone

L’operazione Kafka portata a termine contro il sodalizio degli Scissionisti e il clan Di Lauro, nel periodo successivo alla fine della prima faida di Scampia, si poggia principalmente, su una informativa di polizia giudiziaria redatta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna. L’indagine è avviata in seguito all’omicidio di Carmine Amoruso (avvenuto il 6 marzo del 2006), ex capozona dei Di Lauro a Mugnano, «promosso» in quel ruolo direttamente da Cosimo Di Lauro, e poi passato a svolgere lo stesso compito per la fazione «separatista». A ricostruire le fasi che portarono prima alla scissione e poi alla faida, è tra gli altri, il collaboratore di giustizia Andrea Parolisi, vice del capozona Amoruso.

Parolisi racconta anche delle «puntate»
per l’acquisto di droga, in particolare
di hashish, che si effettuavano
sull’asse Secondigliano-Marano

Come si «svolgeva l’attività relativa alla droga nel periodo in cui eravate ancora affiliati al clan Di Lauro?», domanda il pm. E il pentito spiega: «Il meccanismo era il seguente: Amoruso si riforniva di “fumo” ossia di hashish a Marano, sia a “sistema”, vale a dire, rivolgendosi al clan dominante, quello dei Nuvoletta, sia fuori “sistema”. Quando egli sapeva che queste persone di Marano stavano partendo per la Spagna per rifornirsi di droga, mi diceva di andare a Secondigliano per vedere se i Di Lauro volevano mettere una quota nell’acquisto della sostanza».

La moda degli «Spagnoli» / Il pentito:
la divisa degli Scissionisti marcata Dsquared

Amoruso, dunque, raggiungeva Secondigliano e andava «da Fulvio Montanino nella zona delle “Cappe” ossia in una palazzina sita all’interno di un complesso abitativo posto di fronte al carcere di Secondigliano. Lì giunto – racconta il pentito – mi recavo presso un appartamento, al decimo piano, dove abitava Montanino. A lui chiedevo se volevano mettere una quota e quest’ultimo mi diceva di ritornare dopo un’ora o due ore per la risposta, e poi mi mandava da tale “Peppiniello” al “Terzo Mondo” e precisamente al bar di fronte all’Asl sita nel Rione dei Fiori. Questo “Peppiniello” era una persona di trenta o trentacinque anni, ed aveva all’interno del clan Di Lauro un certo spessore criminale, essendo colui il quale mi consegnava ingenti somme di denaro». L’«investimento» del clan di Ciruzzo ’o milionario (Paolo Di Lauro) partiva ogni volta, da un minimo di 300mila euro a un massimo di un milione.

Leggi anche / «La reggia del clan
Di Lauro era camuffata da casa pericolante»

«Voglio precisare – fa mettere a verbale Parolisi – che la cifra mi veniva consegnata in contanti in mazzette già preparate da cento euro ma quasi sempre da 500 euro, che venivano approntate in circa un’ora. Il preferire il taglio da 500 era più occultabile nei viaggi verso la Spagna. Voglio da subito sottolineare, che anche gli “scissionisti” preferiscono il taglio da 500 euro per lo stesso motivo attualmente anche se loro operano come sostanza con la cocaina e non con il “fumo”. I soldi io li portavo ad Amoruso. Il guadagno per il nostro gruppo era variabile a seconda della cifra investita che Amoruso tratteneva per noi come contropartita con i soggetti di Marano».