venerdì, Maggio 20, 2022
HomeNotizie di SportDries Mertens, storia e record di un calciatore-simbolo

Dries Mertens, storia e record di un calciatore-simbolo

Uno scugnizzo a tutti gli effetti dopo 8 anni pieni di fasti personali

A Napoli c’è un Ciro che non è napoletano, consegna le pizze ai senzatetto e ha segnato più gol di Maradona. Si tratta di Dries Mertens, ormai considerato uno scugnizzo a tutti gli effetti dopo 8 anni pieni di fasti personali all’ombra del Vesuvio. Correva infatti l’anno 2013 quando il belga finì nel calderone dei nomi suggeriti da Rafa Benitez in fase di mercato, quando il club azzurro si ritrovò a ridisegnare buona parte della rosa dopo la partenza di Cavani. Insieme a Mertens arrivarono anche i vari Callejon, Albiol, Reina e soprattutto Koulibaly, che ancora oggi fa parte dell’organico partenopeo. Quella di Dries, però, è forse la storia più romantica del Napoli moderno.

L’attaccante aveva affrontato proprio gli azzurri un anno prima del suo approdo a Castelvolturno. Allora l’esterno vestiva la maglia del PSV e segnò uno dei 3 gol che stesero il Napoli in Olanda, nel corso della fase a gironi di Europa League. Già in quell’occasione diversi addetti ai lavori avevano notato il suo talento. Arrivato comunque nel capoluogo campano con parecchie riserve, tanto che il mister Capuano dichiarò che Mertens non avrebbe fatto più di 8 presenze, il giocatore si è praticamente diviso le marcature con i compagni Insigne e Callejon nella prima annata, lasciando il grosso dei meriti in zona offensiva a Gonzalo Higuain, altro neo-acquisto. Fino al 2016, ossia finché il “Pipita” è rimasto inamovibile nello scacchiere di Sarri, Mertens ha così faticato a ritagliarsi spazi importanti in avanti.

Dall’addio di Higuain, le «fortune» di Mertens

Con la partenza dell’argentino, la carriera di Mertens si è praticamente trasformata. Complice l’infortunio ad inizio stagione di Milik, giunto dall’Ajax proprio per sostituire Higuain, dall’autunno del 2016 in avanti il belga si è scatenato nel nuovo ruolo di “falso nueve”, cucitogli praticamente a pennello. Tuttavia, le 28 reti siglate in quel campionato non furono sufficienti a vincere il titolo di capocannoniere, conquistato da Edin Dzeko proprio all’ultima giornata.

La stagione 2016/2017 non ha avuto eguali. Ancora oggi si tratta dell’annata migliore di Mertens al Napoli, in un periodo in cui anche i pronostici e i numeri per le scommesse sulle partite di Serie A non potevano non tener conto della grande vena realizzativa del numero 14 azzurro, spesso e volentieri risolutivo quando bisognava togliere le castagne dal fuoco. Sono serviti altri 3 anni, però, per far sì che venisse infranto il muro di gol di Maradona, già abbattuto poco prima da Hamsik, entrando di diritto nell’Olimpo del calcio azzurro. Con l’addio del capitano slovacco, superato nell’aprile del 2021, Mertens ha messo direttamente nel mirino i 102 gol di Vojak, sorpassato proprio di recente, con la marcatura di San Siro contro l’Inter. Mertens è oggi il miglior marcatore della storia del Napoli. I pronostici avversi sono sempre stati sovvertiti.

Il grande attaccamento alla maglia

Sebbene da un anno a questa parte non sia sempre inserito tra i titolarissimi, anche in virtù del grande investimento fatto su Osimhen, Mertens sembra non perdere mai l’alone di magnificenza di cui gode a Napoli. Anche quando sembra destinato a doversi ridimensionare nel ruolo di gregario, ecco che il suo estro rispunta fuori con qualche doppietta o con una serie di conclusioni vincenti e mirabolanti. Il suo attaccamento alla maglia è evidente: fu tra i primi a siglare il patto dello spogliatoio azzurro nel 2017, quando i vari giocatori si promisero tra loro che sarebbero rimasti almeno un altro anno per vincere quel tricolore sempre sfuggito per un soffio; fu lui il primo a mettersi le mani tra i capelli quando poche settimane dopo Milik chiuse anzitempo la stagione a Ferrara. A Ciro, che è nato a Lovanio per sbaglio, manca solo lo scudetto nella sua città.

Leggi anche...

- Advertisement -