lunedì, Novembre 29, 2021
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Draghi stoppa la Cina e sconfessa la politica estera di Giuseppi

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Dal rilancio del patto atlantico un chiaro messaggio del premier agli alleati del Movimento 5 stelle e della Lega

di Mario Polese*

Il 19 maggio scorso su queste stesse colonne avevamo facilmente previsto che con l’inizio dell’epoca Draghi alla guida della presidenza del Consiglio dei ministri ci sarebbe stato un taglio con la politica estera «improvvisata» soprattutto in materia di accordi con la Cina. Cosa che si è puntualmente palesata al mondo intero alla conclusione dell’ultima riunione del G7 che si è svolta in Cornovaglia a cui l’ex presidente della Banca centrale europea ha partecipato in rappresentanza dell’Italia.

E ci ha messo davvero poco, Mario Draghi, (con al fianco il presidente degli Usa Joe Biden a tenergli bordone), a liquidare una volta per tutte la questione con parole nette e dalla facile interpretazione: «Il tema politico dominante è stato quale atteggiamento debba avere il G7 nei confronti della Cina e in generale di tutte le autocrazie, che usano la disinformazione, i social media, fermano gli aerei in volo, rapiscono, uccidono, non rispettano i diritti umani, usano il lavoro forzato. Tutti questi temi di risentimento nei confronti delle autocrazie sono stati toccati e condivisi. In questo senso è stato un vertice realistico: c’era contentezza per l’economia, ma non si sono persi di vista i problemi».

A chi insisteva ricordandogli che i governi italiani a guida Conte, con in prima linea il ministro Di Maio, avevano scommesso sulla «via della seta» e su una partnership esclusiva nel centro del Mediterraneo con il Paese di Xi Jinping, il presidente del Consiglio ha risposto da par suo: «Nessuno disputa che la Cina ha diritto di essere una grande economia, ma quello che è stato messo in discussione è i modi che utilizza, come le detenzioni coercitive. È una autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali e non condivide la stessa visione del mondo delle democrazie. Bisogna essere franchi, cooperare ma essere franchi sulle cose che non condividiamo e non accettiamo».

Italia in contrapposizione con tutto quello che c’era oltre «la cortina di ferro»

Insomma l’Italia, dopo oltre settant’anni dalla prima stretta di mano post seconda guerra mondiale, è ancora un alleato di «ferro» degli States e si pone in contrapposizione con tutto quello che c’era oltre «la cortina di ferro». Piacerà, non piacerà ma questo è. C’è dell’altro. Molti analisti hanno intravisto nell’enfasi con cui Draghi ha spiegato che la Nato resta «la pietra angolare della nostra sicurezza» un messaggio chiarissimo, non destinato al mondo intero, ma una indicazione geopolitica ai partiti politici che compongono la sua maggioranza.

Soprattutto al Movimento 5 stelle che non sembra essere in grado di fare a meno di quel populismo qualunquista che coltiva posizioni non nette sulle politiche internazionali. Quel pensiero pentastellato che negli ultimi anni spesso ha indugiato con estrema leggerezza sul concetto che ci possa essere una naturale equidistanza tra Nato e Putin e tra Stati uniti e Cina. Lo stesso vale in qualche misura anche per la Lega che a parte aver rinunciato allo scontro aperto con l’euro e l’Europa ancora non ha sciolto tutti i dubbi sulla propria bussola geopolitica. Una cosa è certa, Draghi ha appena cominciato. Non si fermerà in questo suo ruolo di garante europeo.

E più le sue visite internazionali saranno salutate dalla stampa estera con aggettivi come «autorevole» e «prestigioso» e più il ruolo di Draghi ne uscirà rafforzato nel segno di un rinnovato vigore dell’Italia al tavolo dei «grandi» delle nazioni tradizionalmente alleate con l’Italia. Chiaro che anche la politica interna subirà accelerazioni magari subito dopo l’estate. In tal senso c’è da essere quasi certi che Draghi in vista delle prossime amministrative, e in attesa che partano ufficialmente i giochi per la successione di Mattarella, non attenderà, subendole, «le mosse» degli altri.

Mario Polese
Vice Presidente Consiglio Regionale Basilicata

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