domenica, Dicembre 5, 2021
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Draghi non è l’uomo della Provvidenza contro il Covid

Dopo aver salvato l’euro, la sua missione è garantire il futuro del nostro Paese nel dopo pandemia

di Mario Polese

Mario Draghi non è mago Merlino. E, per chi avesse magari cullato qualche dubbio, ha subito dimostrato di non avere la bacchetta magica e di non poter sconfiggere il Covid con la sola imposizione delle mani. L’Italia era in piena pandemia quando ha preso il posto di Giuseppe Conte alla presidenza del Consiglio dei ministri e lo è ancora. La sensazione è che l’Italia purtroppo, non uscirà a tempo di record da questo incubo. Il Covid evidentemente non si batte solo con il carisma e con il prestigio personale.
A onor del vero esiste ed è reale l’attenuante che nel primo anno di gestione dell’emergenza siano stati commessi molti errori. Alcuni veniali ma altri ben più gravi. Si dirà: in quale nazione non ne sono state commessi? Vero: basta fare una veloce ricerca su internet per trovare dichiarazioni avventurose e annunci improvvidi di capi di Stato che poi il tempo ha dimostrato essere completamente fuori obiettivo. Ma in Italia ci abbiamo messo del ‘nostro’. Non può essere un caso che ogni giorno ormai si arricchisca la cronaca giudiziaria di inchieste, indagati e addirittura arresti per la gestione delle mascherine e ora dei vaccini.
Al netto del garantismo doveroso appare comunque evidente che molte, molte cose non siano andate per il verso giusto. E oggi? Probabilmente ci vorrà ancora tempo e probabilmente dovrà arrivare l’estate per comprendere oggettivamente come stiamo messi. Di certo se entro fine aprile si dovesse davvero arrivare all’obiettivo dichiarato da Draghi dei 500 mila vaccini al giorno sarebbe un primo concreto strappo con il passato. Ma la ‘querelle’ legata ad Astrazeneca con le ‘verità’ che cambiano ogni due giorni complicano e non di poco l’obiettivo della campagna di massa che è il vero e proprio spartiacque tra presente e passato.

Mario Polese, vicepresidente del consiglio regionale della Basilicata


Il tema vero però, è che bisognerebbe avere il coraggio di dire che Mario Draghi non è stato prima rincorso e poi nominato presidente del Consiglio dei ministri per le sue competenze medico – scientifiche. O per il suo passato da super commissario di qualche catastrofe.
Il suo curriculum è chiaro: è un economista di grande prestigio che nella sua carriera è riuscito ad ottenere straordinari risultati prima in qualità di governatore della Banca d’Italia, poi come direttore esecutivo italiano della Banca mondiale e della Banca asiatica di sviluppo e infine come presidente della Banca centrale europea. Ha preservato l’euro durante la crisi finanziaria più dura degli ultimi decenni grazie a un pragmatismo fuori dal comune tutto sintetizzato nel suo celebre «whatever it takes e cioè «costi quel che costi» pur di raggiungere l’obiettivo.


Detto questo si potrebbe lanciare una provocazione: se l’obiettivo era quello di mettere in fila tutti gli italiani magari anche di notte davanti a tendoni pubblici senza troppe decorazioni e parate o a grandi magazzini trasformati in ambulatori di fortuna non serviva Draghi ma ‘Capitan America’ e i suo Avengers con tanto di super muscoli e sguardi incendiari. Bisognava chiedere alla politica di autosospendersi per un periodo più o meno lungo rinunciando alle trattative per i ministri affidandosi a una vera e propria organizzazione marziale.

Questo però, non solo non si può fare ma va scongiurato con qualsiasi mezzo e qualsiasi sforzo: l’Italia ha già conosciuto questo tipo di realtà nella prima metà del secolo scorso e tanto basta e avanza. E quindi restava una sola strada obbligata: mettere in sicurezza il futuro economico dell’Italia cercando di arrivare alla fine della pandemia con una situazione quanto più efficiente e virtuosa possibile per reggere la ripartenza in un contesto internazionale in cui i competitor saranno più agguerriti che mai. E Draghi che ‘zoppica’ magari a tenere la barra politica di un governo quanto mai variegato di certo lanciato in ‘acque internazionali’ a parlare di trattati economici e di piani di sviluppo ha pochi eguali nel mondo. Il viaggio a Tripoli (su cui parlerò in un prossimo approfondimento) non prenotato casualmente per farsi vedere e farsi fotografare a uso dei social, ma pensato e condotto in pieno Risiko globale mentre i suoi omologhi europei stanziavano ad Ankara è la perfetta cifra di quello che sa fare l’attuale presidente del consiglio italiano.

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