Il boss Rosario Giugliano mentre è a colloquio con il figliastro Alfonso Manzella, e con il nipote Cristian Sorrentino

Le lamentele (intercettate) nei confronti di Alfonso Manzella, figliastro del capoclan di Poggiomarino

Le critiche nei confronti di Alfonso Manzella (noto negli ambienti dei neomelodici col nome d’arte di Zuccherino) nella gestione della cassa comune, non venivano soltanto da parte del suo patrigno, il boss Rosario Giugliano (detto ’o minorenne), ma anche da altri sodali di vertice dell’organizzazione malavitosa di Poggiomarino. La circostanza emerge da una serie di intercettazioni allegate agli atti dell’inchiesta, che lo scorso mese ha portato all’esecuzione di 26 misure di custodia cautelare.

Manzella viene criticato, e per il suo immobilismo, e perché, secondo gli affiliati, raccoglieva – grazie alla sua posizione di vice al comando della cosca – «tutti i proventi delle attività illecite, senza dividerli con nessuno» (è riportato nero su bianco nell’ordinanza a firma del gip Claudio Marcopido). A sostegno della tesi accusatoria ci sono dei dialoghi intercettati nella vettura di Cristian Sorrentino, nipote del boss Giugliano.

ad

In seguito a quella che ritiene una cattiva gestione dei «fondi» di provenienza illecita, Sorrentino aveva chiesto direttamente al capo Rosario Giugliano «di intercedere verso Manzella al fine di sbloccare almeno i fondi per rimborsare le trasferte che lo stesso Sorrentino effettuava. Si percepirebbe – argomentano i magistrati – invero, che Sorrentino mirava a detronizzare Manzella, prima che fossero prosciugate le casse del clan che, in principio ammontavano a 150mila euro».

Leggi anche / Il cantante neomelodico
(figliastro del boss)
alle prese con i regali di Natale

Il 15 febbraio del 2017 viene captata una conversazione interessante relativamente ai fondi di cui dispone il gruppo malavitoso, sostanze messe in pericolo dalla gestione «personalistica» di Zuccherino. A parlare sono Sorrentino, e un altro indagato, Antonio Iervolino.

«Per mezzo della macchina, quello aveva detto che non voleva comprare la macchina e poi ha comprato una macchina da 100mila euro. Noi dovremmo fare noi, dovremmo togliergli tutto dalle mani». «A sistema (si riferisce alla cassa del clan, ndr) doveva tenere minimo 150 carte (150mila euro, ndr) da quando è entrato assieme a noi o no?», afferma Iervolino rivolgendosi a Sorrentino.

Riproduzione Riservata