martedì, Dicembre 6, 2022
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Ondate di calore e siccità hanno causato 23880 morti

Nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate: anno dopo anno si ripetono in Italia fenomeni meteorologici sempre più intensi ed estremi dovuti in primis ai cambiamenti climatici che stanno già causando danni ai territori, alle città indietro nelle politiche di adattamento al clima, e alla salute dei cittadini. Sono 198 i comuni italiani dove, dal 2010 ad oggi, si sono registrati impatti rilevanti con 340 fenomeni meteorologici estremi, 64 i giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo e 64 i giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane: 23 giorni a Roma, 15 giorni a Milano, 11 a Genova, 9 a Napoli, 5 a Torino e 1 a Brescia. Sono poi 109 i casi di danni a infrastrutture causati da piogge intense.

Ma ancora più rilevante è il tributo che si continua a pagare in termini vite umane e di feriti: dal 2010 ad oggi sono, infatti, oltre 157 le persone vittime di maltempo, secondo dati del CNR. Impossibile dimenticare poi il caldo record registrato in Italia nell’estate del 2017 – con il mese di giugno tra i più caldi degli ultimi 150 anni – segnata da un lungo periodo di siccità, da intense ondate di calore e poi da piogge torrenziali come quella che ha colpito Livorno. Lo scorso anno nei quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige Arno e Tevere) le portate medie annue hanno registrato una riduzione complessiva del 39,6% rispetto alla media de trentennio 1981-2010.

Per non parlare dell’aumento delle temperature e delle conseguenti ondate di calore, oggi uno dei maggiori pericoli per le persone, registrate anche fuori stagione lo scorso gennaio. Tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, le ondate di calore hanno causato 23880 morti. Le ondate di calore possono avere effetti nocivi per la salute, soprattutto per gli anziani e gli ammalati, quando le temperature diurne superano i 35° C e quelle notturne non scendono sotto i 25°C.

Sono questi i principali dati che emergono dal dossier “Sos acqua: nubifragi, siccità, ondate di calore. Le città alla sfida del clima”, realizzato da Legambiente in collaborazione con Unipol Gruppo, e riportati nella mappa del rischio climatico cittaclima.it che ha come obiettivo quello di raccogliere e mappare le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici. Tema quest’anno al centro del dossier, presentato a Roma, quello dell’acqua, risorsa preziosa ma che allo stesso tempo può diventare un pericolo per le persone e creare danni agli spazi urbani. Dal 2010 al 2017 le sole inondazioni hanno provato nella Penisola la morte di 157 persone e l’evacuazione di oltre 45mila persone (dati Cnr).

Senza contare che ad oggi si continua a sprecare ancora troppo acqua, nel 2015 è stata dispersa il 38,2% dell’acqua immessa nella rete di distribuzione, con perdite complessive che potrebbero soddisfare le domande annuali di 10 milioni di persone. Per questo Legambiente, che nei giorni scorsi ha lanciato la campagna nazionale “Un mondo di gocce” insieme a Fondazione con il Sud per promuovere un uso sostenibile dell’acqua, torna a ribadire l’importanza di ripensare ad un modello un nuovo modello di gestionale di questo bene comune che si intrecci con i piani di adattamento al clima, perché sono due temi che vanno di pari passo.

“L’adattamento al clima – ha spiegato Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente – rappresenta la grande sfida del tempo in cui viviamo. La mappa del rischio climatico di Legambiente rende evidente la diffusione e la dimensione degli impatti dei fenomeni meteorologici estremi nel territorio italiano, resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio. L’Italia non è tutta uguale di fronte ai rischi del cambiamento climatico, esistono infatti situazioni e rischi differenti tra le Regioni e le città, anche perché uno stesso fenomeno può provocare impatti diversi in funzione delle caratteristiche idrogeologiche dei territori coinvolti e anche di quanto e come si è costruito. Ed è per queste ragioni che occorre accelerare il passo nelle politiche climatiche, superando la frammentazione di interventi tra i diversi Ministeri, attraverso una cabina di regia sulle strategie climatiche, in capo al Governo, e un regolamento per l’adattamento al clima nelle città che stabilisca regole chiare e vincolanti per evitare che si ripetano nelle aree urbane tragedie per colpa di edifici e spazi pubblici realizzati in luoghi sbagliati e impermeabilizzando i suoli”.

Legambiente ricorda che sono le città l’ambito più a rischio per le conseguenze dei cambiamenti climatici, perché è nelle aree urbane che vive la maggioranza della popolazione nel mondo, ed è qui che l’andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria e ondate di calore hanno oramai assunto caratteri che solo in parte conoscevamo e che andranno ad aumentare. Processi che vanno analizzati per due ragioni: la prima è legata al consumo e l’impermeabilizzazione dei suoli, la seconda al fatto l’Italia è un Paese tra i più delicati dal punto di vista idrogeologico con 7.145 comuni italiani (l’88% del totale) che hanno almeno un’area classificata come ad elevato rischio idrogeologico, e con oltre 7 milioni gli italiani che vivono o lavorano in queste aree. Eppure si continua a costruire in aree a rischio idrogeologico.

Il 9,3% dei Comuni (136 amministrazioni) ha dichiarato di aver edificato anche nell’ultimo decennio in aree a rischio anche nell’ultimo decennio, quando – in teoria sarebbero dovute essere vietate. Molte grandi città italiane hanno visto ripetersi negli anni fenomeni meteorologici che hanno provocato danni alle infrastrutture, agli edifici e provocato morti e feriti. Sono 61,5 i miliardi di euro spesi tra il 1944 ed il 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano. Secondo i dati di “Italia sicura”, l’Italia è tra i primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: dal 1945 l’Italia paga in media circa 3.5 miliardi all’anno.

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