Mario Landolfi resta in carcere: il giudice descrive una strategia criminale fredda e lucida, negando l’ipotesi di una legittima difesa.
Il caso del doppio femminicidio a Pollena Trocchia ha sconvolto la comunità, lasciando dietro di sé una scia di orrore e domande. Mario Landolfi, classe 1977, si trova attualmente in cella con l’accusa di aver ucciso Hlyva Lyuba e Sara Tkacz. Le vittime sono state assassinate a distanza di sole 24 ore l’una dall’altra, tra il 16 e il 17 maggio scorsi. Nonostante il tentativo dell’indagato di dipingersi come una persona generosa, le motivazioni del gip di Nola Giusi Piscitelli smontano completamente questa versione.
A scriverne è Leandro Del Gaudio sul quotidiano “Il Mattino”.
La confessione che non basta
Davanti ai carabinieri, Mario Landolfi ha ammesso le proprie responsabilità, ma ha cercato di sminuire la gravità dei fatti. L’uomo ha sostenuto, infatti, di essersi difeso nel corso di una violenta aggressione subita dalle due donne. «Sì, è vero, ho ucciso quelle due donne. Ma non sono un mostro», ha dichiarato l’indagato durante l’interrogatorio. Tuttavia, le indagini coordinate dal procuratore di Nola Marco Del Gaudio indicano tutt’altro scenario operativo.
Una trappola mortale nelle periferie
Secondo la ricostruzione del giudice, l’omicida ha agito con una fredda pianificazione criminale. Mario Landolfi adescava le vittime promettendo sesso in cambio di denaro, per poi condurle in una struttura abbandonata. Qui, scattava quella che il gip definisce come «una lite pretestuosa, per realizzare una sorta di trappola mortale». Le donne venivano spinte nel vano ascensore da un’altezza di due piani, un gesto che non lasciava scampo.
L’assenza totale di rimorso
Il magistrato sottolinea, inoltre, la totale assenza di resipiscenza da parte dell’indagato dopo il primo delitto. Invece di mostrare pentimento, l’uomo si è recato tranquillamente al supermercato per fare la spesa, tornando poi a casa per cucinare per la propria famiglia. Questo atteggiamento, secondo il gip, conferma che le «vittime vengono trattate alla stregua di oggetti» senza alcun rimorso. Tale distacco emotivo stride profondamente con la tesi della difesa.
La fredda strategia di Mario Landolfi
Il giudice descrive l’indagato come un uomo dotato di una spiccata e fredda capacità di pianificazione. Mario Landolfi ha reiterato lo schema esecutivo per due giorni consecutivi, dimostrando una lucida consapevolezza delle proprie azioni. «Ha calibrato con evidente strategia il proprio atteggiamento processuale, ammettendo per gradi e progressivamente la propria responsabilità», annota il magistrato nelle motivazioni. Non emergono, dunque, dubbi sulla sua piena capacità di intendere e di volere.
Il sopralluogo e i testimoni
Durante i sopralluoghi effettuati dopo i fatti, l’uomo ha osservato attentamente i volti dei presenti. Cercava di capire, infatti, se qualcuno lo avesse riconosciuto durante la fuga dal cantiere. Nessun testimone ha mai confermato la versione di Mario Landolfi riguardante un presunto tentativo di soccorso. Non ci sono tracce, inoltre, di tentativi di recuperare i corpi o di offrire sepoltura alle due donne, smentendo così ogni tentativo di difesa.
La reazione del gip di Nola
Il provvedimento del giudice di Nola è netto e non lascia spazio a interpretazioni diverse. Le azioni commesse dal quarantasettenne appaiono del tutto incompatibili con uno stato di alterazione mentale. La dinamica ripetitiva conferma la volontà omicida dietro ogni singola mossa. La giustizia, in questo modo, ribadisce la gravità del doppio femminicidio a Pollena Trocchia, blindando l’indagato dietro le sbarre per evitare la reiterazione di atti simili.
Il ruolo della difesa
Il legale Antonio Abete sta seguendo la posizione del suo assistito, che continua a sostenere la tesi dell’aggressione subita. Gli inquirenti hanno raccolto, però, una mole di elementi probatori che appare solida e difficile da scalfire. Il sistema accusatorio si basa su fatti oggettivi che vanno ben oltre le dichiarazioni rilasciate dall’indagato. La verità giudiziaria sembra ormai delineata, in attesa dei prossimi sviluppi del procedimento penale.
Una ferita per la comunità vesuviana
La tragedia ha sollevato un’ondata di indignazione nel comune di Pollena Trocchia. L’idea che due donne possano essere state adescate e uccise in questo modo ha scioccato l’opinione pubblica locale. La fermezza dimostrata dalla Procura di Nola nel ricostruire i fatti rappresenta un segnale importante per le famiglie delle vittime. Il percorso giudiziario proseguirà, ma la decisione del gip segna un punto fermo contro la violenza efferata.

















