lunedì, Gennaio 24, 2022
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Dopo vent’anni ancora con Naplest di D’Amato&Mennella?

I due hanno lanciato un chiaro «segnale» all’associazione «rivale»

NaplEst c’è, nonostante ormai si accinga a spegnere 18 candeline. Lo hanno ribadito Marilù Faraone Mennella e il marito Antonio D’Amato, dominus di Confindustria partenopea. L’occasione era un incontro al consiglio generale dell’Unione degli Industriali di Napoli a cui era presente anche il presidente Maurizio Manfellotto. Ai consiglieri i tre hanno presentato i loro piani per il rilancio dell’area che va da San Giovanni a Teduccio fino a Vico Equense.

Secondo i tre presentatori oggi, dopo quasi 20 anni, è arrivato il momento che il raggruppamento di imprese con a capo la Mennella inizi a segnare qualche punto sfruttando anche il contratto istituzionale di sviluppo siglato con il ministro per il Sud Mara Carfagna. A leggere le loro parole sembra quasi una ammissione di colpa per gli scarsi risultati ottenuti in così tanto tempo. Sembra emergere anche la sensazione che questo incontro sia servito a «segnare» il territorio.

A ribadire la loro presenza e lanciare un chiaro segnale ai «fiancheggiatori traditori» di Est(Ra) Moenia: ‘NaplEst et Pompei’ c’è, con piani e progetti già pronti. Pronti sì, ma da 20 anni e però riverniciati per l’occasione. Un veloce maquillage per non perdere l’occasione Pnrr. Ma Mennella, D’Amato e Manfellotto si mostrano uniti e compatti, hanno lanciato il guanto di sfida a Prezioso, Tavassi e co. Arrivano finanche ad aprire le porte della Fondazione Mezzogiorno a chi vuol associarsi al progetto, imitando l’invito fatto dall’«antagonista» di via Melisurgo nei giorni scorsi che aveva chiesto a tutti di collaborare per il rilancio dell’area orientale di Napoli.

La partita sembra però giocarsi sul piano dei progetti e sulla primogenitura

«Il governo ha fissato al 15 gennaio la scadenza per presentarli – afferma D’Amato secondo quanto riportato da Repubblica Napoli – un tempo insufficiente per chi non ha lavorato come noi in questi anni. Abbiamo progetti pronti, non certo esecutivi. Dobbiamo essere capaci di lavorare uniti, non continuare a lavorare in nome del Sud ma poi pensando al proprio interesse: saremo duri e spietati». Il dominus dell’Unione degli Industriali, forse ha letto le parole pronunciate da Ambrogio Prezioso (anche su questa testata) che chiedeva esattamente la stessa cosa. Chiedeva di poter lavorare tutti insieme mentre Manfellotto scriveva «letterine» di ammonizione indirizzate agli «infedeli».

In conclusione Marilù Faraone Menna prende la parola e ricorda che il suo lavoro è iniziato nel lontano 2003. «Un lavoro enorme, fatto dai privati con la Fondazione Mezzogiorno, l’Unione e la nostra associazione». Già, ma con quali risultati?

NaplEst nei piani di Mennella sarà una svolta, grazie al siglato contratto di sviluppo, per rigenerare il territorio e creare occupazione. Un progetto di sviluppo pronto già da aprile scorso che l’associazione di Mennella è pronta a donare alla Città Metropolitana. «Donare è il segnale di una grande cooperazione che parte da noi» afferma. D’Amato in conclusione afferma che la battaglia politica «è chiudere il libro delle gestioni clientelari e aprirlo sulla pagina del ritorno degli investimenti». Un discorso che sembra non fare una piega.

Gli inviti di Est(Ra) Moenia non raccolti

Ma la domanda che sorge spontanea è perché quando da via Melisurgo sono state pronunciate le stesse parole, gli stessi inviti alla collaborazione, allo scambio di idee, le proposte non sono piaciute? Le associazioni non possono lavorare alla pari? La realtà è che ancora una volta, sembra emergere che il problema è lo scettro di comando e su chi deve gestire i progetti di rilancio e l’Unione degli Industriali. Forse Manfellotto e D’Amato non vogliono competitors su Napoli Est e Palazzo Partanna. L’esatto contrario di quella che è la libertà d’impresa riconosciuta anche dalla Costituzione.

L’Unione degli Industriali attacca De Luca

Intanto l’Unione degli Industriali, dopo D’Amato, ha colto l’occasione della rimodulazione dell’Irpef per attaccare il governatore De Luca. «Ci saremmo aspettati un provvedimento che desse impulso al processo di ripresa economica, a cominciare da un alleggerimento della pressione fiscale» afferma una nota di Palazzo Partnna.

«A parte una diminuzione esigua per i ceti meno abbienti – continua -, la Legge di Stabilità regionale impone aumenti di aliquote Irpef per la generalità dei contribuenti. L’abbassamento delle aliquote deciso su scala nazionale viene in tal modo almeno parzialmente vanificato per i cittadini campani, già oberati da anni da addizionali di ogni tipo. Non è questa la strada per perseguire la riduzione dei divari territoriali, uno degli obiettivi fondamentali assunto a livello nazionale e declinato a partire dal Pnrr». La «finalità di ridurre il debito regionale è legittima e condivisibile, ma si raggiunge diminuendo la spesa pubblica corrente, piuttosto che chiedendo altri soldi ai cittadini» rileva Confindustria.

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