Nel riquadro il collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano. Le sue dichiarazioni hanno inchiodato i killer di Scelzo

LA CAMORRA DI CASTELLAMMARE DI STABIA I verbali del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano (ex clan D’Alessandro)

Martedì scorso, per l’omicidio di Pietro Scelzo, i militari dell’Arma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia. I destinatari dei provvedimenti sono stati Antonino Esposito Sansone, di 57 anni, e Vincenzo Ingenito, di 44 anni.  Scelzo fu ucciso il 18 novembre del 2006, nell’androne del cortile della propria abitazione, a Castellammare di Stabia, con undici colpi di arma da fuoco esplosi da una pistola calibro 9.

Pagò con la vita la scelta di essere transitato dai D’Alessandro agli Omobono-Scarpa. Relativamente a quel delitto, che lo vide impegnato in prima persona, ha reso dichiarazioni l’ex killer del clan D’Alessandro, Pasquale Rapicano, poi passato a collaborare con la giustizia. Rapicano, che scaricò addosso a Scelzo l’intero caricatore della pistola, ha raccontato che come premio ai sicari (Rapicano, Esposito Sansone, e Vincenzo Guerriero, suicidatosi in carcere nel 2017) per il colpo messo a segno, la cosca di Scanzano regalò loro auto, moto e denaro.

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I premi per un delitto

Il premio consisté in tre moto (due Honda SH e una Aprilia Sportcity), una vettura per Pasquale Rapicano, e seimila euro da dividere in tre. La notizia, con stralci del verbale del collaboratore di giustizia, è stata riportata dal quotidiano Metropolis.

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