(Nelle foto Francesco Mazzarella e Antonio Moccia)

Un’intercettazione ricostruisce il summit con cui Francesco Mazzarella e il “mocciano” Alberto Coppola hanno sventato la faida: «Mi disse “non esiste, il 20 per cento lo dai a me, l’80 lo tieni invece tu”»

di Luigi Nicolosi

Dopo le reciproche minacce di rappresaglia armata, gli abbracci e la commozione. È uno spaccato quasi da “libro cuore” quello che ha visto protagonisti i clan Mazzarella e Moccia, arrivati ai ferri cortissimi nell’estate del 2017 dopo un tentativo di estorsione che il primo gruppo avrebbe imposto ai danni del distributore di carburante di Gianturco gestito dal genero di Alberto Coppola, cugino del ras afragolese Antonio Moccia. Furono settimane infuocate, con le due cosche arrivate a un passo dallo scontro. Un summit organizzato in casa del boss Francesco Mazzarella “’o parente” consentì però di riportare la situazione alla tranquillità: «Franco si è emozionato quando sono andato sopra… stava con le lacrime agli occhi», fu il racconto che Coppola fece all’intermediario Salvatore Rosmelli ignorando di essere sotto intercettazione.

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Il singolare retroscena emerge tra le pieghe del provvedimento cautelare che pochi giorni fa ha portato all’esecuzione di ben settanta arresti tra Napoli, Roma e Calabria. Un’inchiesta colossale, che ha visto il coinvolgimento di quattro Procure e che ha svelato l’inquietante livello di infiltrazione che le mafie del Mezzogiorno hanno ormai raggiunto all’interno del settore della distribuzione di prodotti petroliferi. Proprio la gestione di una pompa di benzina della periferia est di Napoli, precisamente all’incrocio tra via Gianturco e via Ferraris, fu nel 2017 motivo di scontro tra i clan Moccia, che ne era di fatto il proprietario, e Mazzarella, con quest’ultimi che a più riprese avevano provato ad allungarsi sull’affare, prima imponendo i prezzi da praticare alla pompa, poi esigendo una quota estorsiva. Gli animi si placarono però dopo un incontro avvenuto in casa di “’o parente”, in località San Giorgio a Cremano.

A ricostruire l’episodio è stato involontariamente proprio uno dei diretti interessati, l’indagato Alberto Coppola, che parlando con Rosmelli spiegò: «Ha detto è l’unico che butta l’acqua sul fuoco, poi tutti gli altri buttano la paglia sul fuoco… Totore… Franco si è emozionato quando sono andato sopra… stava con le lacrime agli occhi Franco… Mi ha detto con questa pompa (il distributore New Service di Coppola, gestito da Mario Brillante, ndr) fai quello che vuoi tu, mi ha detto… Siamo una cosa… Sei della famiglia…». L’imprenditore, evidentemente colpito da cotanta e inattesa gentilezza, avrebbe quindi deciso di fare a sua volta un passo verso l’ormai ex rivale.

Alberto Coppola a quel punto ha infatti offerto una controproposta a Mazzarella: «Gli ho detto… Franco stammi a sentire… io la pompa te la regalo… ma che devi regalare, mi ha detto lui… ma stessi perdendo le cervella…fai una cosa… della tua pompa… il 20 per cento lo dai a me… e l’80 per cento te lo tieni tu… chi viene viene là sopra non viene più nessuno… ma chi viene viene la pompa è mia. Io non ho fatto il nome di nessuno… mezza cosa che ho detto… ho detto ho un obbligo con il fratello di Gino (Luigi Moccia, ndr) e basta… poi non ho fatto il nome di nessuno… poi se dovevo mettere qualcuno in mezzo a questa situazione mettevo la mia famiglia gli ho detto… rompevo il cazzo a mio cugino (Antonio Moccia, ndr) non veniva a rompere il cazzo a te o a un altro». Siglata la pax, i due clan potevano adesso tornare a fare affari.

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