È successo all’Ospedale del Mare di Ponticelli. Avv. Pisani: ennesimo caso di malasanità

“Non è vero che non esistono i miracoli e non si può dire che anche negli ospedali del governatore De Luca non avvengano “miracoli”, perché fortunatamente ci sono pazienti come la signora  P. F. “ viva per miracolo” nonostante episodi di malasanità come risulta dalla denuncia e dalle foto fornite direttamente dal marito soccorritore e medico per necessità che ha documentato il calvario della moglie per non passare come un visionario o complottista, sperando una volta passato il peggio di poter richiedere almeno giustizia”. Queste parole sono state pronunciate dall’avvocato Pisani e riassumono una situazione grottesca che ha visto un marito dover prendersi cura della propria moglie, affetta da Covid, nell’indifferenza generale di un ospedale che li ha lasciati in balia di sé stessi.

“Mia moglie è viva per miracolo dopo esser stata dimessa senza senso e contro ogni logica clinica dal “Ospedale del Mare di Ponticelli”, è la denuncia di un imprenditore napoletano trasformatosi per necessità in medico della coniuge rimandata a casa in gravi condizioni.

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Ora la coppia pretende chiarezza e giustizia perché all’Ospedale del Mare, invece di ricevere l’assistenza dovuta, “la paziente è stata trascurata, abbandonata e poi dimessa”.

Solo dopo ho capito che mia moglie ha rischiato di morire, ripete tremante il marito all’avvocato chiamato per mettere nero su bianco quanto accaduto, la povera aveva danni in più organi e soprattutto al rene”. L’episodio risale ai giorni scorsi. La protagonista, a seguito di uno svenimento, è stata accompagnata dal marito in ospedale. Arriva in area emergenza in codice rosso. Le fanno gli esami (che danno valori sballati) e risulta positiva al Covid. Quindi la mettono in una stanza isolata “e i medici non si vedono più, sono stato io stesso a prendermi cura di lei”, denuncia il marito. “Nonostante fosse vietato, visto che non c’era nessuno, passo la notte con lei e poi al mattino la spostano in un corridoio pre-Covid. Quando riesco a parlare con il medico, mi dice che è tutto a posto e che hanno intenzione di dimetterla”.

L’uomo quindi ritira la cartella clinica, porta a casa la moglie in gravi condizioni e contatta suoi amici medici, i quali gli confermano che la donna sarebbe dovuta tornare in ospedale perché aveva una condizione tale da metterle a rischio la vita nonostante la giovane età ed era stata una imprudenza mandarla a casa. Tranne qualche amico e buoni consigli che hanno evitato il peggio, nessun medico si sarebbe preso la responsabilità di trattarla fuori da un ambiente ospedaliero viste le sue condizioni cliniche e laboratoristiche. “Mia moglie continuava infatti a stare male. Solo grazie all’assistenza a distanza di un dottore di mia conoscenza, mia moglie ha potuto ricevere finalmente la cura che io stesso ho eseguito per giorni sotto dettatura, sono stato ripagato, ho avuto un miracolo. Dopo una ventina di giorni, negativa al tampone, l’ho portata da un nefrologo che mi ha detto che sarebbe potuta morire”, dichiara l’uomo.

“Presenteremo subito un esposto alla Procura della Repubblica sull’accaduto e sul trattamento riservato alla paziente come sulle modalità di dimissioni e ritardi verificatisi nelle cure, soprattutto una mamma anche se affetta da Covid-19 non può esser trattata così come denuncia il marito dopo lo scampato pericolo”, dice l’avvocato Angelo Pisani che parla di “ennesimo caso di malasanità effetto del collasso del sistema sanitario ” e che ora assisterà legalmente la famiglia.

“Quanto accaduto alla paziente napoletana – con soccorsi chiamati che non arrivano, ritardi, dimissioni e molto altro – è, purtroppo, parte di una casistica non isolata negli ospedali della nostra città e della nostra Regione. Pertanto l’iniziativa intrapresa, d’intesa con la famiglia, di coinvolgere la magistratura, è stata messa in essere soprattutto per evitare che casi simili si continuino a ripetere”, aggiunge l’avvocato.

“La prova provata della malasanità e dell’abbandono del paziente, dell’assenza di sanitari e di controllo in alcuni ospedali, è data proprio dalla presenza vietata e dall’assistenza di fortuna da parte di un familiare nella stessa stanza Covid che dovrebbe essere inaccessibile”.