(Nelle foto l'arrestato Massimo Russolillo e la base di via Carriera Grande)

Una traccia lasciata dal ras della contraffazione, Massimo Russolillo, su una carta di identità ha segnato la svolta nelle indagini. Resta il giallo del coinvolgimento del “sistema”

di Luigi Nicolosi

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Investigatori e inquirenti erano da mesi sulle tracce della sua organizzazione, tanto che a gennaio erano già stati arrestati in flagranza di reato due dei suoi fratelli. Ma anche Massimo Russolillo, 42enne pregiudicato, a un certo punto ha commesso un errore che di lì a breve si sarebbe rivelato per lui fatale: lasciare un’impronta digitale su una carta di identità realizzata nella stamperia clandestina di via Carriera Grande 32. Il documento, inviato all’estero tramite l’agenzia Meb di corso Novara 22, venne però intercettato dalle forze dell’ordine. Eseguiti sul reperto i rilievi tecnici del caso e ottenuti i riscontri che cercavano, gli uomini della Squadra mobile hanno così ben presto chiuso il cerchio intorno al dominus del gruppo di falsari sospettato di aver fatto affari anche con gli esponenti di alcune cellule terroristiche.

La singolare circostanza emerge dalla lettura delle trecento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ieri mattina ha portato all’esecuzione di otto arresti, tra cui quelli dei quattro fratelli Russolillo, e all’individuazione di altri due indagati a piede libero. Proprio su quel retroscena, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, gli inquirenti della Procura di Napoli hanno incardinato gran parte dell’impianto accusatorio a carico del 42enne Massimo. Quest’ultimo è stato infatti inquadrato come il capo promotore del sodalizio che ruotava intorno alla stamperia di Porta Capuana. La svolta sul punto è arrivata “quando – scrivono i pm – esaminando il contenuto dei plichi spediti dal centro Mbe di corso Novara, veniva rilevata un’impronta digitale a lui certamente riconducibile. Quell’impronta risultava impressa su una carta di identità rivelatasi poi contraffatta”. Il pacco in questione venne intercettato dalla polizia il 15 ottobre del 2019 e recava un mittente fittizio, tale “Tom Perry”, ed era destinato a un certo “Cher Cisse”, in Francia. Tuttavia grazie alla scoperta dell’impronta lasciata sulla tessera plastificata contraffatta gli investigatori di via Medina sono riusciti a risalire all’identità del vero mittente, Massimo Russolillo, all’epoca già noto ai database delle forze dell’ordine.

Massimo Russolillo, insieme ai fratelli Giorgio e Giuseppe, in passato aveva infatti già creato una stamperia illegale per la produzione di falsa documentazione. Insomma, secondo la Procura “esistevano concreti elementi per ipotizzare che lo stesso fosse un falsario professionista”. Da quel momento è così scattata la task force che, grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, ha permesso di disarticolare l’organizzazione criminale. L’inchiesta, vale la pena ricordarlo, ha preso spunto dagli sviluppi del drammatico attentato terroristico avvenuto a Berlino nel 2016. Il ruolo della camorra sembra essere invece al momento marginale, ma in diversi passaggi del provvedimento cautelare gli inquirenti ipotizzano un rapporto di contiguità tra il gruppo di falsari e gli Iafulli, storica famiglia di mala con base di Porta Capuana.