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La ramanzina del boss a chi gli chiede consigli su come comportarsi per un torto subìto (foto di repertorio)

Il progetto di un cartello di clan per gestire le attività illecite in un centro dell’hinterland partenopeo

Due clan per la gestione delle attività illecite in un paese dell’hinterland vesuviano. E’ questo il pactum sceleris che due potentissime organizzazioni criminali (una dell’area Est di Napoli e l’altra del Nolano) sono state in procinto di formalizzare per subentrare nel controllo del territorio, a una cosca praticamente scompaginata da inchieste della magistratura, operazioni delle forze dell’ordine e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La circostanza emerge da una serie di intercettazioni (in ambientale e telefoniche) che finiranno in una informativa di polizia giudiziaria redatta nei confronti di capi e fiancheggiatori dei Fabbrocino (clan attivo nel comprensorio vesuviano). «Mi devo vedere con i compari di San Giovanni, perché si potrebbe vedere di entrare nell’altro paese, che quelli i pentiti hanno fatto arrestare a tutti quanti», afferma, intercettato, un malavitoso.

Il riferimento, argomentano gli investigatori, è a una cittadina del Nolano, precedentemente sotto il controllo criminale di un clan, prima decapitato e poi imploso a causa delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (a passare dalla parte dello Stato, perfino i vertici della cosca). «Il dialogo intercettato – è riportato nero su bianco nell’informativa di polizia giudiziaria – rivela anche la capacità dell’organizzazione di interagire con altre organizzazioni criminali tenuto conto che gli interlocutori facevano espressi ed espliciti riferimenti a esponenti dei gruppi criminali operanti (nel Nolano), nonché a un clan della zona orientale di Napoli e alla proposta che tale sodalizio avrebbe rivolto a un esponente del clan Fabbrocino per unire le forze ed acquisire il controllo del territorio» lasciato sguarnito dalla cosca ormai disarticolata.

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