Il boss degli Scissionisti, Cesare Pagano

Casinò, abiti firmati e Rolex per gli «Spagnoli»

di Giancarlo Tommasone

Nella informativa di polizia giudiziaria definitiva, che rappresenta la spina dorsale della operazione Kafka, condotta nel 2006 contro esponenti del clan Di Lauro e degli Scissionisti, si fa riferimento alle cause che portarono prima alla separazione, e poi allo scoppio della faida di Scampia e Secondigliano. Fondamentale per ricostruire gli eventi, l’apporto dei collaboratori di giustizia. Uno di questi è Andrea Parolisi, ex braccio destro del capozona di Mugnano (all’epoca nominato da Cosimo Di Lauro), Carmine Amoruso. Dalle dichiarazioni rese da Parolisi, emerge anche il ruolo di spessore di Gennaro Marino, fratello del defunto boss Gaetano (primo marito di Tina Rispoli). Genny Mckay (che di lì a poco sarebbe diventato il generale dell’esercito dei ribelli), dice il pentito, avrebbe fatto da staffetta tra Napoli e Barcellona per interfacciarsi con gli «Spagnoli» e preparare la scissione.

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Di Lauro che spara con la mano capovolta»

Nel corso dell’interrogatorio del 19 gennaio 2007, si affronta pure l’argomento Salvatore Di Girolamo, ex capozona di Mugnano. «Conoscevo Salvatore Di Girolamo in quanto era notorio che egli era capo clan della camorra a Mugnano, sempre referente su questa zona per conto dei Di Lauro. Io lo conoscevo anche se non ero affiliato al clan. Amoruso mi disse che Di Girolamo, il quale nel periodo in cui Carmine fu designato capozona di Mugnano era detenuto, aveva avuto un forte avvicinamento a ’o Lello, ossia Raffaele Amato, ma, (Di Girolamo) durante la sua detenzione si era avvicinato ad Enrico D’Avanzo, anche se non so se i due fossero detenuti insieme».

Raffaele Amato durante la sua latitanza in Spagna

Di Girolamo, continua Parolisi, fu scarcerato dopo circa quattro o cinque mesi dal duplice omicidio Duro-Panico (che si registrò il 22 gennaio 2004). All’epoca, «la faida di Scampia non era ancora così cruenta ma era già chiaro che era in atto una forte frattura all’interno del clan Di Lauro in particolare queste cose le faceva ben capire ad Amoruso, Gennaro Marino, il quale in quel periodo, di nascosto ai Di Lauro, si recava in Spagna, esattamente a Barcellona, dove c’è  il casinò», fa mettere a verbale Parolisi.

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A Barcellona c’erano «gli Amato e i Pagano. Intendo dire: Raffaele Amato detto ’o Lello o anche ’a vicchiarella (tale secondo soprannome l’ho appreso dai giornali), Elio Amato detto Eliuccio, Cesare Pagano, detto Cesarino o anche Paciotti, ossia come il noto stilista delle scarpe Cesare Paciotti, essendo Pagano estimatore delle scarpe di buona fattura».

L’abbigliamento
dei camorristi
«spagnoli»

A Barcellona, dice ancora Parolisi, ci sono anche «i nipoti, Carmine Pagano detto Angioletto, Raffaele Amato, detto ’o Lello ’o piccirillo, o anche capa janca, in quanto ha capelli rossi tendenti al biondo molto chiaro; Carmine Amato, detto ’a vicchiarella». «Tutta la famiglia veste abiti di marca Hogan, Paciotti, Dolce & Gabbana, oppure una marca che loro hanno iniziato ad acquistare proprio in Spagna e che si chiama Dsquared», afferma il pentito, che inoltre tiene a sottolineare come i vertici degli «Spagnoli», «indossino soltanto orologi marca Rolex».