L'amministratore di Asìa, Francesco Iacotucci
L'amministratore unico di Asìa, Francesco Iacotucci

La «vendetta» dell’amministratore unico (ancora per poco) dell’azienda di igiene urbana

di Giancarlo Tommasone

Quando servono da «tappabuchi» sono chiamati alla guida delle partecipate, fino a che poi, non c’è più bisogno di loro e allora vanno sostituiti. Appare alquanto «meccanica» la logica che interessa gli staffisti durante l’amministrazione guidata da Luigi de Magistris. Ultimo a finire «vittima» della citata strategia è Francesco Iacotucci, ancora per poco amministratore unico di Asìa. Già più di un anno e mezzo fa, Stylo24 aveva sottolineato come le municipalizzate di Palazzo San Giacomo fossero quasi la destinazione naturale dei collaboratori di primo cittadino e assessori. Nel 2018 l’avellinese Nicola Pascale, all’epoca capostaff dell’assessorato alla Mobilità del Comune di Napoli, è stato designato dal sindaco come amministratore unico di Anm. Altro staffista finito a dirigere una partecipata è Carmine Giordano, chiamato alla guida del Caan, Centro Argo Alimentare di Napoli. E poi, c’è, appunto, Iacotucci, che non dimentichiamo, è stato capostaff dell’ex vicesindaco, Tommaso Sodano e che non ha avuto vita lunga presso la società che si occupa dei rifiuti sul territorio napoletano.

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A stretto giro dovrebbe essere sostituito da Daniele Fortini (ex manager dell’azienda di igiene urbana), chiamato alla presidenza di un cda di Asìa. Iacotucci, già nel mirino, finisce al centro di un’azione di repulisti, che si intreccia con il rimpasto a Palazzo San Giacomo e con l’ormai famoso audio dei «congiurati».

L’audio
dei congiurati
Le parole «rubate»
di Gabriele Mundo

Perché in quella registrazione finisce anche la voce di Gabriele Mundo (uno dei consiglieri di maggioranza «dissidenti»), che intercettato a sua insaputa, afferma: «Se mi vuoi dare Asìa, devo mettere il presidente e due consiglieri». Dopo essere venuto a conoscenza di questa esternazione, va da sé che il sindaco, per restare fermo sulle sue posizioni e farle valere, eppure per dimostrare che non cede davanti a presunte pressioni, avrebbe dovuto blindare il management di Asìa, cosa che, invece, palesemente non ha fatto.

Notificato il decreto
ingiuntivo, il Comune
deve versare
nelle casse
di Asìa 20 milioni
di euro

In tutta questa storia c’è pure da segnalare la «singolare» tempestività, con la quale, l’azienda di igiene urbana ha chiesto il versamento di 20 milioni di euro di crediti arretrati che vanta dal Comune. Di fatto portando Palazzo San Giacomo in tribunale e spuntandola, tanto che come riportato da Repubblica, il decreto ingiuntivo è stato notificato pochi giorni fa a Piazza Municipio: il Comune, dalle casse sempre più in rosso, deve pagare. Restando sempre nell’ambito di partecipate e file audio, va pure segnalato il caso fatto emergere dal Mattino. Che ha pubblicato una serie di registrazioni, tra le quali spicca quella di una sindacalista della Cgil, interna a Napoli Servizi. La sindacalista invita i lavoratori a marcare il cartellino e ad incrociare le braccia durante l’orario di lavoro. I fatti sono relativi ai due giorni di protesta registrati la scorsa settimana. Gli episodi appena descritti di Asìa e di Napoli Servizi, fanno emergere su tutto, come le società partecipate del Comune si stiano dimostrando il luogo in cui si consumano «vendette» e «compensazioni» tra le varie correnti politiche e di potere dell’amministrazione arancione.