Il Comune di Napoli, nel riquadro un cantiere per i lavori in Via Marina

Intercettato in auto insieme a un imprenditore taglieggiato dal clan

di Giancarlo Tommasone

Nel brogliaccio delle intercettazioni allegate all’inchiesta «Piccola Svizzera» finisce anche una conversazione che intercorre tra il direttore dei lavori del Comune di Napoli per la riqualificazione di Via Marina, e un imprenditore taglieggiato dal clan Montescuro. Circostanza che fa osservare ai magistrati: «Il direttore dei lavori del Comune di Napoli era a conoscenza dei fatti criminosi e ometteva di denunciarlo alle autorità». I due sono in auto, intorno alle 14.30 del dieci marzo del 2017. «Diecimila li ho rimessi io la settimana scorsa… li ho rimessi io e sono diventati quaranta (mila), ci ho rimesso diecimila euro e niente… e che è successo? Adesso questo ha fatto un incontro per vedere se mi rendo conto che non ci voglio stare più… c’è uno a San Giovanni che deve avere da Pasquale (Pasquale Ferrara)», afferma l’imprenditore.

Le estorsioni confidate
dall’imprenditore,
al direttore dei lavori
Il silenzio del funzionario
di Palazzo San Giacomo

Nell’ordinanza a firma del gip Alessandra Ferrigno, viene dunque sottolineato, come il titolare della società impegnata nelle opere, faccia presente al direttore dei lavori del Comune, che «lui sta rimettendo dei soldi di tasca propria in quanto sul cantiere la settimana precedente alla conversazione ha dato diecimila euro (10.000) ed in totale è arrivato a quarantamila (40.000)». Soldi, evidenziano i magistrati, versati per soddisfare le richieste estorsive provenienti dal clan di Sant’Erasmo.

Le osservazioni dei magistrati
sul comportamento tenuto
dal direttore dei lavori del Comune
per la riqualificazione di Via Marina

C’è di più. «Il contenuto della conversazione ambientale registrata all’interno dell’autovettura in uso all’imprenditore, tra quest’ultimo e il direttore dei lavori per la riqualificazione di Via Marina, evidenzia due elementi d’interesse investigativo. Il primo è che l’imprenditore aveva pagato una tangente complessiva, fino a quel momento pari a 40mila euro, di cui gli ultimi 10mila la settimana precedente, (fatto assolutamente coincidente sia per periodo sia per importo all’estorsione corrisposta a mezzo bonifico bancario)», è scritto nell’ordinanza. Il secondo elemento, è quello relativo alla circostanza «che il direttore dei lavori del Comune di Napoli era a conoscenza dei fatti criminosi e ometteva di denunciarlo alle autorità».

Inchiesta anticamorra, tra gli indagati
c’è pure un geometra del Comune

Va detto che il direttore dei lavori di Via Marina non risulta tra gli indagati dell’inchiesta in oggetto, ma va pure sottolineato che i fatti appena esposti restituiscono l’immagine di un funzionario del Comune di Napoli che stride parecchio con quella di trasparenza e legalità, sbandierata dall’amministrazione comunale e in particolar modo dal sindaco, l’ex pm Luigi de Magistris. E’ vero, lo ribadiamo, che il nome del direttore dei lavori di Via Marina non è tra quelli inseriti nell’elenco delle persone raggiunte da avviso di garanzia, ma da una persona che ricopre il suo ruolo, ci si aspetta che venuta a conoscenza di episodi estorsivi, si rivolga subito all’autorità giudiziaria.

Il collaboratore di giustizia / «Montescuro prese
2 miliardi di lire per far realizzare il parcheggio Brin»

Non dimentichiamo, infatti, che proprio grazie al silenzio (dettato dai più svariati motivi) le organizzazioni malavitose acquistano sempre maggiore forza. Nel frattempo, a causa dei camorristi e delle loro richieste, gli imprenditori taglieggiati sono costretti ad abbandonare i cantieri, a discapito della comunità (che paga le tasse e) che assiste inerme al perpetrarsi di opere incompiute. Un esempio su tutti, proprio quelle che interessano ancor oggi Via Marina.