«Era messo in atto qualsiasi metodo illegale per vendere titoli»

Dal 2014 ad oggi potrebbero essere stati rilasciati circa 20-30mila attestati con un giro d’affari enorme. È quanto emerge dall’inchiesta condotta dai carabinieri con il coordinamento della della Procura di Vibo Valentia denominata “Diacono” su un giro di presunti diplomi falsi. «Una indagine molto delicata, nel campo della pubblica istruzione – ha detto il procuratore Camillo Falvo – che ha avuto un prologo nel luglio del 2020 con arresti e con il rinvenimento di un arsenale nell’Accademia Fidia e di 202mila euro in contanti che sembravano di provenienza illecita».

«Da quell’episodio – ha aggiunto Falvo – è partita una serie di attività investigative e tecniche e ambientali che ha portato al rinvenimento di un vero e proprio mercimonio della funzione pubblica, con la vendita di migliaia e migliaia di attestati, diplomi e master che, immessi nel circuito nazionale, hanno condizionato il mercato del lavoro. Se pensiamo ai tanti ragazzi che studiano con tanta fatica e sudore affrontando prove d’esame e redigendo curriculum reali, questa cosa fa molta rabbia».

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«L’entità è dimostrata – ha detto ancora il procuratore – dalle somme trovate stamani: 700mila euro. Tra l’altro, uno degli indagati era arrivato a dire che per fare i soldi non fosse necessario fare ciò che fanno i malandrini perché bastava una risma di carta. E tutti i componenti dell’associazione hanno messo in atto qualsiasi metodo illegale per procedere alla vendita dei diplomi».

Nell’inchiesta che, partendo dagli arresti e dal ritrovamento, nello scorso luglio, di un arsenale nella sede dell’Accademia Fidia e di 202mila euro in contanti, ha portato alla luce una presunta compravendita di diplomi e altri titoli scolastici, è stato arrestato anche l’ispettore del Miur, Maurizio Piscitelli, nella cui abitazione in Campania sono stati trovati 160mila euro in contanti. Secondo quanto emerso dall’indagine, Piscitelli aveva il compito di controllare l’istituto Fidia per tentare di dimostrare la legittimità dell’Accademia.

Per il procuratore di Vibo l’indagine ha portato a svelare «la presenza di una commistione di interessi attraverso le società in capo agli indagati e alcune direttamente riconducibili all’ispettore attraverso il figlio Christian. In alcune occasioni si è stabilito che la consegna dei soldi all’ispettore avveniva all’interno di confezioni di bottiglie di rhum o in telefonini e questo rappresentava il prezzo della corruzione sui 300-500 diplomi ceduti dall’Accademia Fidia finalizzati ad una loro rivendita».

L’indagine ha anche stabilito che un singolo diploma costava sui 2.000 euro, evidenziando la presenza di «legami massonici tra alcuni degli indagati. Nel luglio scorso, a casa di Licata – è stato riferito nel corso di una conferenza stampa – avevamo rinvenuto mantello, guanti, medaglioni e il legame tra questi e alcuni degli arrestati nasce proprio attraverso la massoneria. Inoltre abbiamo documentato, anche se gli accertamenti al momento non sono conclusi, che ci si era prodigati per far trasferire la dirigente del Miur Calabria, Maria Rita Calvosa, a Roma attraverso questa fratellanza e pertanto erano stati avvicinati alcuni funzionari del Ministero dell’istruzione. Figure che non risultano indagate nell’inchiesta in quanto estranee ai fatti».

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