Un frame del film Gomorra (2008), tratto dal romanzo di Roberto Saviano

Fondamentale l’azione di Edoardo Brugnatelli e della scrittrice Helena Janeczek

Una canzone resta una canzone, parole e melodia, qualsiasi vestito le metti. Però ci sono canzoni, che vengono sublimate e consegnate ai posteri come capolavori grazie a quello che si chiama arrangiamento. Vale a dire quella componente fatta di riff, suoni, colori, disegni armonici, figura di basso, o di batteria, tanto per rendere l’idea. Che in molti casi superano di gran lunga la qualità del pezzo grezzo e ne fanno una hit, un brano cult. Stessa cosa dicasi per un romanzo, che spesso ha bisogno di operazioni fondamentali di editing per diventare un best seller, un caso letterario. Nell’edizione odierna de Il Mattino, nell’articolo a firma di Massimo Novelli, si affronta l’opera più conosciuta di Roberto Saviano, Gomorra. Lo si fa attraverso un’altra opera, quella dello studioso anconetano, Simone Del Latte, il saggio Dalle voci di Scampia al racconto di Saviano. La genesi di Gomorra attraverso il filtro mondadoriano (Edizioni Unicopli , pagine 106, euro 12).

I numeri, le vendite,
la fortuna dell’opera

Secondo quanto argomenta Del Latte, Gomorra non sarebbe diventato Gomorra (capace di vendere solo nel 2006, 550mila copie), se dietro allo scritto originario di Saviano, non ci fosse stato «l’influsso esercitato dal prezioso filtro editoriale» della Mondadori, che lo ha dato alle stampe. «Il merito specifico dell’équipe di editori operanti in Mondadori», afferma Del Latte, è stato quello soprattutto di «aver donato al testo da questi siglato una veste spendibile in termini narrativi e commerciali». Nella squadra messa su da Mondadori, per centrare il successo, è stata importantissima l’opera di Edoardo Brugnatelli e della scrittrice Helena Janeczek. In altri termini, sintetizza Del Latte, si è partiti con un saggio dal taglio di cronaca e si è arrivati al romanzo. Saviano «aveva una sua idea di libro, Brugnatelli un’altra, e il compromesso tra i due fu Gomorra. Per farla breve, del primo fu preservato lo stile, del secondo il progetto dei contenuti narrativi da trattare, circoscritti all’area del casalese e del napoletano, invece che incentrati su tutto il territorio italiano, o persino oltre i confini nazionali». L’azione di Brugnatelli e di Janeczek, è riuscita a «toccare nell’intimo il lettore, forzarne l’emotività, affinché comprenda il valore universalizzante dei fatti raccontati».

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L’operazione, dunque, ha «piegato»
la realtà dei fatti di cronaca, lasciando
campo aperto alla storia romanzata

Spiega ancora Del Latte, riferendosi all’episodio dei funerali di Annalisa Durante (vittima innocente della camorra) contenuto in Gomorra,«l’autore non sta raccontando un fatto di cronaca, sta descrivendo una realtà antropologica». E arriva alla conclusione che la «mediazione mondadoriana (abbia) donato “corpo e sangue” alla materia grezza raccolta dal giornalista-scrittore». Viene da chiedersi: se Saviano non avesse incontrato sul suo cammino la squadra mondadoriana, che ha vestito l’opera grezza di fondamentale «arrangiamento», Gomorra sarebbe diventato mai Gomorra? E lo stesso Saviano sarebbe mai diventato lo scrittore affermato che oggi conosciamo?