Diego Venanzoni, consigliere comunale di Napoli del Pd

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di Giancarlo Tommasone

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A Palazzo San Giacomo tiene banco il caso del siluramento di Giulietta Chieffo. Molti consiglieri hanno preso posizione contro la scelta del trasferimento del direttore, presso la III Municipalità, e lo hanno definito quanto meno «inspiegabile». Tra le voci che si sono alzate contro tale decisione, anche quella del consigliere comunale del Partito democratico, Diego Venanzoni, di cui Stylo24 ha raccolto le considerazioni.

La scelta di trasferire Chieffo non è andata giù a molti componenti dell’Aula, lei è stato tra i più critici. Potrebbe spiegarci il perché?
«Innanzitutto per lo stile adottato, sempre lo stesso, che caratterizza l’Amministrazione comunale quando si tratta di allontanare qualcuno. Nello specifico parliamo di un direttore, che per anni ha messo al servizio della pubblica amministrazione e della città tutta, la sua esperienza, la sua professionalità, la sua passione».
Dal punto di vista tecnico, come è avvenuto l’avvicendamento tra i direttori?
«E’ questo il punto. In concomitanza con la pseudo-riforma della macchina comunale, che non prevede più il direttore generale, capita che Chieffo venga sostituita proprio con una figura che di fatto non è più prevista. Tutto ciò alle soglie della pensione. Mi chiedo: che necessità c’era di nominare un altro direttore da avvicendare a Chieffo?».

Roberta Gaeta e Giulietta Chieffo

Sullo sfondo la gestione del «pacchetto Rei» e le 169 assunzioni per il lavoro legato al Reddito di inclusione.
«Anche su questo versante, nonostante, è bene sottolinearlo, si tratti di assunzioni a tempo determinato, viene fuori una strana concomitanza. Al riguardo, pure per fugare ogni eventuale dubbio, dovrebbe intervenire l’Amministrazione con delle spiegazioni».
Parliamo della riforma della macchina comunale: quanto si è accrescerà il potere affidato alla direzione generale?
«Uno degli elementi paradossali della riforma è rappresentato proprio dall’ulteriore strapotere della direzione generale. Che diventa ancora di maggior peso, attraverso un restringimento numerico dei dipartimenti, che dovrebbero passare a quattro, e prendendo sotto il proprio controllo tutti i servizi, che devono rispondere, appunto, al citato organismo. Quello che è ancora più paradossale è rappresentato dal fatto che con la riforma, gli eletti, finiscano sotto il controllo della direzione generale. Con una ridimensionata autonomia del Consiglio comunale, sia per quel che riguarda il profilo amministrativo, sia per l’assegnazione delle risorse. E naturalmente non deve sfuggire il particolare che il direttore generale è nominato dal sindaco».

Il sindaco Luigi de Magistris e il capo di Gabinetto, Attilio Auricchio
Il sindaco Luigi de Magistris e il capo di Gabinetto, Attilio Auricchio

Quali i termini di bilanciamento, laddove ci sia modo di intervenire?
«Il primo impegno deve essere preso dai componenti della Conferenza dei capigruppo,che deve cercare di superare il ridimensionamento a cui, lo ribadisco, gli eletti, con la riforma, vengono sottoposti».
Parlando dei maggiori poteri per la direzione generale, ci ricolleghiamo anche alla scelta fatta nei confronti di Chieffo. Quanto ha influito il «confezionamento su misura» delle delibere per il suo trasferimento alla III Municipalità?
«Diciamo che il rapporto fiduciario esistente tra sindaco e direttore generale si riverbera per forza di cose sulla dinamica delle scelte da attuare. Nel caso specifico di Chieffo, andava fatta una scelta che doveva basarsi sugli obiettivi centrati dal direttore, sulla sua professionalità e sulla competenza dimostrata in tanti anni di servizio. Durante i quali si è presa sempre le sue responsabilità ed ha anche assistito il Comune in momenti delicati. In generale, voglio dire, che quando si attuano delle scelte, bisognerebbe fare delle valutazioni (buone o cattive) su quanto il direttore abbia effettivamente fatto per la collettività».
Si è pure ipotizzato che la riforma potrebbe lasciare le mani troppo libere all’Amministrazione per allontanare dirigenti validi e competenti con cui però si è incrinato il rapporto. E’ d’accordo con questa lettura?
«Sì. Tornando ad esempio, all’allontanamento di Chieffo, ci troviamo davanti a una scelta che è tout court, di natura politica. Una scelta che non tiene per niente conto dei meriti del direttore. Con la riforma della macchina comunale, il rischio dell’accentramento e delle decisioni prese basandosi sui rapporti, idilliaci o meno con l’Amministrazione, diventa ancora maggiore».

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