martedì, Ottobre 4, 2022
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Diego, tormento ed estasi di una vita ineguagliabile

Dagli esordi a Villa Fiorito fino alla vittoria del Mundial: Maradona ha vissuto mille vite, ma l’amore più grande è stato Napoli.

di Simona Ciniglio

Prima o poi doveva farcela a tornarsene tra le stelle, D10S. Ci ha messo tanto impegno che adesso la notizia germoglia insicura, striscia in mezzo ai “no!” a fior di labbra. Sì, ce l’ha fatta stavolta, sì! È morto Diego Armando Maradona. Ci ha regalato uno spettacolo di arte varia e scarpini, la fierezza della negritudine, in cambio un patto con un demone antico. Ma il daimon è il destino e c’è poco da fare, lo sapevano già i Greci.

E a Villa Fiorito c’era un bambino fenomenale, un acrobata un illusionista: in mezzo alla miseria allestiva stupore e giovanilissimi fan club già lo adoravano, riconoscendo in quelle gambette sveltissime, nel virtuosismo del palleggio un alieno, un messaggero dell’Oltre, emanazione del Sogno. Era soltanto un ragazzino quando promise che avrebbe vinto il mondiale, talento folgorante e visione: un fuoco divorante a macinare chilometri e campi di calcio, un miracolo dietro l’altro. Scelse Napoli e Napoli lo ha scelto per sempre, amandosi, tradendosi, non si sono lasciati: mai.

Ma oggi il silenzio, o il pianto è mondiale: perché Diego Armando Maradona è stato l’archetipo della sorpresa e del riscatto, è stato di tutti, come la gioia è di tutti, ma il tormento l’ha scontato tutto solo. Lo abbiamo seguito sempre preoccupati, noi, i mortali, trattenendo il respiro, come genitori in pena, un tentativo dopo l’altro. E Diego rinasceva sempre, non ci abbandonava perché era Diego, perché era il dio, perché come la lasci la gente normale, quelli senza comete attaccate ai sogni, a fare i conti con la banalità?

E allora ce l’hai messa tutta, Diego, e ce l’hai fatta finalmente. Oggi che sei finalmente libero, che tacciono i tormenti e non ti strozzano più queste spoglie mortali, salutaci le galassie. E grazie, grazie del Sogno.

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