sabato, Dicembre 3, 2022
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Il bluff del governo sulla riapertura delle scuole

Mentre il futuro dei ragazzi resta nell’ombra, le parole del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi non tranquillizzano affatto su una ripresa dell’attività in presenza in tempi brevi.

Il tema della scuola è senza dubbio uno dei più delicati tra quelli collegati alla pandemia. Mentre si è provato, in un modo o nell’altro ad arginare la crisi sanitaria e quella economica, la netta sensazione è che troppo presto si sia voluto riporre in un cassetto il problema del futuro dei nostri ragazzi, rimettendo tutto alla didattica a distanza. L’ultimo intervento del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, tutto fa tranne che tranquillizzare in merito al ritorno in classe. Lì, e solo lì, dove si può consentire agli adulti di domani di cominciare a crescere oggi.

Il ministro, infatti, pur affermando il fatto che “la prolungata sospensione della didattica in presenza determini conseguenze non solo sugli apprendimenti ma anche sulla socialità che possono essere duraturi” e che “il Governo sta lavorando intensamente per far tornare tutti gli studenti nelle aule, al più presto”, sottolinea come, nei fatti, l’unica soluzione possibile sia “imprimendo una vigorosa accelerazione al piano vaccinale”. Piano che, però, è in palese ritardo nel nostro Paese, a maggior ragione dopo i tanti ripensamenti dovuti ai casi legati ad AstraZeneca.

Inoltre, Bianchi aggiunge: “stiamo investendo risorse ed impegno per far rientrare tutti i nostri alunni, quanto prima, proprio a partire da quelli più piccoli, che frequentano la scuola dell’infanzia e la primaria. Ma l’obiettivo è non fermarsi a loro”. In pratica, ripartire dai più piccoli, lasciando ancora a casa gli altri chissà per quanto, dopo tante proteste, lotte e promesse, vuol dire non riaprire affatto.

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