Antonio Iovine al momento della cattura
Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine

di Giancarlo Tommasone

Abbiamo visto come l’inchiesta che ha portato all’arresto degli imprenditori Armando, Antonio e Nicola Diana (rispettivamente zio e nipoti di Casapesenna, accusati di concorso esterno in associazione di stampo mafioso) sia supportata dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.
Nei giorni scorsi, relativamente al presunto rapporto esistente tra i il boss Michele Zagaria e i suddetti imprenditori (conosciuti col soprannome di «repezzati»), abbiamo riportato quanto reso dai pentiti Massimiliano Caterino, Orlando Lucariello, Attilio Pellegrino, Giuseppe Misso (omonimo dell’ex boss della Sanità, tra l’altro Missi all’anagrafe) e Dario De Simone.

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Accanto ai racconti dei suddetti pentiti, gli inquirenti
hanno raccolto anche quello dell’ex elemento apicale
del clan dei Casalesi, poi passato a collaborare
con la giustizia, Antonio Iovine, conosciuto pure come ’o ninno.

Le dichiarazioni relative agli indagati sono rese da Iovine a partire dalla seduta del primo luglio del 2014. «Dopo l’omicidio di Diana Mario (fratello di Armando e Costantino e padre di Antonio e Nicola) – riferisce Iovine – il fratello imprenditore di quest’ultimo, vale a dire Costantino, ha in breve tempo recuperato il rapporto con il clan tramite Iovine Mario, così come buoni rapporti, anche se a volte da vittima, aveva Diana Armando con Zagaria Vincenzo e Zagaria Michele. Proprio parlando del Diana Mario (che insieme al fratello Armando lavorava un tempo come autista per mio padre Oreste), posso dire che vi erano imprenditori che avevano un rapporto privilegiato con il clan nel senso che erano sempre disponibili ad appoggiarci anche economicamente in cambio dell’appoggio del clan per far conseguire loro lavori».
Dunque, Antonio Iovine, pur affermando che in alcune occasioni Armando Diana aveva avuto rapporti da «vittima» con gli Zagaria, conferma quanto riferito dagli altri collaboratori sul rapporto «privilegiato» dei «repezzati» con il clan.

«Diana Mario – sottolinea Iovine – almeno inizialmente come ho già detto, insieme a numerosissimi altri, era uno di questi imprenditori amici, imprenditori che come ho detto, si sono numericamente ampliati a dismisura negli anni». Antonio Iovine, sottolineano i magistrati nell’ordinanza, «riferisce che proprio Mario Diana era un imprenditore legato al clan Bardellino, e comunque “amico del clan” e non vittima dello stesso».

Il due luglio del 2014, Iovine, nel corso
del prosieguo dell’interrogatorio torna
sui fratelli Antonio e Nicola Diana.

«Non mi risulta che Diana Antonio e Diana Nicola fossero soci di Zagaria Michele, anzi lo escludo. In ogni caso non ne ho mai sentito parlare in tal senso», afferma il collaboratore di giustizia. Lo stesso aggiunge che i Diana sarebbero stati tenuti a versare a Natale di ogni anno una quota di 30mila euro al clan di Michele Zagaria, «non ricordo se una somma di tale entità venisse versata anche a Pasqua… (la quota veniva pagata) per assicurarsi la protezione rispetto alla cosca (fazione Schiavone-Russo) che operava nel territorio di Gricignano d’Aversa, dove insisteva il deposito e la sede della società (dei Diana)».

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