sabato, Novembre 27, 2021
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Di Maio in caduta libera: perde anche la sfida dei «big like» con Conte

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L’ex vicepremier e leader politico del M5S, sempre più in affanno sul fronte del consenso a causa della sua coerenza dell’incoerenza

di Giancarlo Tommasone

C’era una volta Giggetto Di Maio da Pomigliano d’Arco, quello dei «mai con la Lega», «mai con il partito di Bibbiano (il Pd, ndr)», quello di «Mario Draghi avvelena il clima», quello che invoca l’impeachment su Sergio Mattarella (maggio 2018), per fare il mea culpa contro l’attacco al Presidente della Repubblica, circa due anni dopo (aprile 2020). Un Di Maio votato alla trasparenza a oltranza e al mantenimento della linea, che almeno nelle sue intenzioni doveva essere quella della coerenza. Ma Stylo24 lo ha sempre detto: non vi fate ingannare dal taglio di capelli squadrato da bravo ragazzo, e dalla mise perfettina, un po’ da primo della classe antipatico che va a genio solo alla maestra, un po’ da testimone di Geova. Non vi fate ingannare dai mai e dai per sempre.

Di Maio, ora in caduta libera, nel giro di poco più di due anni si è visto scippare il ruolo di vicepremier, la leadership politica nel partito, e con i suoi repentini dietrofront ha perso credibilità, perfino tra i più affezionati, quelli che fino a qualche mese fa, erano pronti a sostenerlo, qualsiasi retromarcia avesse innestato il 34enne con i natali ad Avellino. Di Maio, è cosa risaputa, ha praticamente fatto il contrario di tutto quanto aveva promesso: va al governo con la Lega; poi con il Pd (il partito di Bibbiano); chiede scusa a Mattarella dopo averne invocato la destituzione, e arriva perfino ad affermare: la credibilità personale del Presidente della Repubblica fondamentale; difende con le unghie la poltrona di ministro, quando il premier diventa Mario Draghi, proprio quello che «avvelenava il clima».

Cose che inevitabilmente lo hanno portato a diventare bersaglio perfino dei suoi ex estimatori. Che su Facebook scrivevano: Luigi non si discute. Chiaro che ne hanno discusso, e che ormai, come si dice a Napoli, hanno imparato la canzone, sempre la stessa, intonata dal titolare del Dicastero degli Esteri. E’ proprio il popolare social la cartina di tornasole della fase definitivamente calante di Di Maio. Un esempio eclatante che dà la cifra della perdita di appeal, è rappresentato da uno degli ultimi post pubblicati dal ministro, se lo paragoniamo al messaggio, dal contenuto quasi identico, che mostra sulla sua pagina, l’ex premier Giuseppe Conte

L’argomento è quello della Giornata Nazionale dei Camici Bianchi. Il primo a pubblicare è Conte, alle 20 di sabato. Lo segue, praticamente a ruota, alle 20.02, Di Maio. Bene, analizzando quei post due giorni dopo, è facile rendersi conto come Conte abbia praticamente stracciato Di Maio nella guerra dei «big like», o se vi piace di più, del consenso su Fb. Il post di Conte ha totalizzato 421.681 tra mi piace, cuoricini e abbracci, 43.771 commenti e 25.657 condivisioni. Il post di Di Maio, invece, appena 18.124 segnali di assenso (ben oltre 400mila in meno rispetto a Conte), 2.379 commenti, e 1.752 condivisioni. Nell’era dei like è un dato importante, perché è fondamentale il feedback dei social in politica. E Giggetto è sempre più solo, e sono rimasti in pochi a sostenere la sua coerenza della incoerenza.

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