Luigi Di Maio

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di Giancarlo Tommasone

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Una cosa bisogna riconoscerla a Di Maio e «sfata» pure la narrazione di certi detrattori, che lo bollano come uno che in vita sua non ha mai lavorato. Tra attività di webmaster, muratore, cameriere e quella di steward al San Paolo, Giggetto da Pomigliano prima di diventare deputato, si è dato da fare. Nel frattempo studiava pure all’università, a dire il vero con poco successo.

Dopo il caso
sollevato da «Le Iene»,
il vicepremier,
sostanzialmente,
si è affrettato
a fare due cose

Ha preso le distanze dal padre, affermando che, otto anni fa, non era a conoscenza dei fatti dell’azienda del genitore, quindi non sapeva nemmeno del presunto caso di lavoro nero che sarebbe avvenuto nella ditta di famiglia. Inoltre, ha pubblicato copia del contratto a tempo determinato e delle buste paga (periodo 27 febbraio-27 maggio 2008) che provano che per quattro mesi, il vicepremier era inquadrato, vale a dire regolarmente assunto, presso la Armida (ditta all’epoca dei fatti di proprietà di papà Antonio Di Maio).

Giggetto sta reperendo
altra documentazione

Anche perché, alla «iena» Filippo Roma, per due volte aveva detto di aver lavorato presso la Armida, nel periodo estivo, periodo, di cui però non ha ancora prodotto la copia del contratto né delle buste paga. Ma oltre a fare il manovale, il ministro del Lavoro, come emerge da un servizio a firma di Vincenzo Iurillo, pubblicato sull’edizione odierna de «il Fatto Quotidiano», dall’estate del 2011 a quella del 2012 avrebbe esercitato l’attività di cameriere presso la pizzeria «La Dalila» di Pomigliano d’Arco.

A lavoro in una pizzeria di Pomigliano d’Arco
come cameriere, ma senza essere inquadrato

E questa volta, stando almeno alle parole di chi gestisce il locale, il vicepremier sarebbe stato impiegato in nero. Proprio così. Nel locale, oltre alla sua attività di cameriere (ma avrebbe, secondo il racconto dei titolari, pure lavato i bidoni della spazzatura), se lo ricordano per quella di webmaster, perché Di Maio avrebbe aperto e curato sito e pagina Facebook della pizzeria, «senza chiedere un euro».

Bisognerà vedere, adesso, come il ministro del Lavoro giustificherà questa circostanza, che cozza in maniera evidente con i principi della carica che ricopre. Tornando al Giggetto-gate, oltre al caso sollevato dalle Iene, c’è anche quello della causa intentata dall’operaio Domenico Sposito, nel 2013, contro la Ardima (all’epoca di proprietà dei genitori del ministro).

Causa intentata dal dipendente per farsi riconoscere
un monte ore, che a suo dire furono ‘lavorate’ in nero

C’è da chiedersi se Di Maio conoscesse l’esistenza di questa vertenza, anche perché, come ha dichiarato lo stesso ministro, in un periodo successivo a quello che lo ha visto diventare deputato (e quindi con la causa ancora in corso) la vecchia società (la Ardima) passa proprio al vicepremier e alla sorella e assume la denominazione di Ardima Srl. «La causa presentata da un dipendente è contro la vecchia ditta di famiglia (in cui io non c’ero) e tra l’altro dà ragione a mio padre in pieno, in primo grado. Una causa che si trasferisce alla seconda azienda nata nel 2013 come tutti i crediti, debiti, dotazioni e beni strumentali», afferma Di Maio. Nel 2016, effettivamente, Sposito che rifiuta una proposta di transazione dal papà di Di Maio, perde la causa e ricorre in Appello. La vertenza è tuttora in corso. Ma viene da chiedersi, nonostante le pendenze confluite nella nuova società (Armida Srl) dalla vecchia (Armida) siano gestite dal fratello del vicepremier, Giuseppe (in qualità di amministratore), è possibile che Luigi Di Maio (in qualità di socio) non fosse a conoscenza di un contenzioso, che secondo legge, deve essere iscritto a bilancio o nella nota informativa della società a responsabilità limitata?

Nel frattempo, il vicepremier deve fare i conti con altri pensieri,
quelli relativi a terreni che si trovano in Via Umberto I a Mariglianella

Terreni che sono per il 50% di Antonio Di Maio e per l’altro 50% della sorella di quest’ultimo. Il sospetto è che sull’area ci siano fabbricati non registrati al catasto, motivo per il quale, questa mattina sono scattati i controlli da parte dei vigili urbani di Mariglianella. Nell’ambito di detti controlli, all’interno della proprietà sono state sequestrate aree dove erano stati depositati rifiuti inerti. Lo fa sapere il comandante della polizia municipale di Mariglianella al termine di un sopralluogo avviato alla presenza di tre agenti della polizia municipale, dei responsabili dell’ufficio tecnico comunale e di un rappresentante della famiglia Di Maio.

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