Una vecchia foto segnaletica del boss Paolo Di Lauro, alias Ciruzzo 'o milionario

Il delitto all’interno del complesso delle Vele

di Giancarlo Tommasone

Occhio per occhio, dente per dente, e in qualche caso omicidio per vendicare un ferimento. E’ la logica della camorra, la logica a cui si attiene anche l’organizzazione guidata per anni dal boss Paolo Di Lauro, prima che si registrassero scissione e faida. Ma c’è di più, perché a volte uccidere chi ha «sbagliato» non basta, e allora il killer mette in pratica il progetto di un ulteriore sfregio alla memoria della persona che ha punito, iniziando (solo per continuare a vendicarsi) una relazione con la donna che lui stesso ha reso vedova. La circostanza emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri; la deposizione è inserita nella informativa di polizia giudiziaria, colonna portate di una inchiesta contro clan Di Lauro e Scissionisti.

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di Tommaso Prestieri per scatenare la faida

«Bisognava vendicarsi» del ferimento di un affiliato, avvenuto per un litigio, dalle parti dello Chalet Bakù, fa mettere a verbale il pentito, il 23 aprile del 2008. «All’epoca era ancora vivo mio fratello Raffaele Prestieri, e lo stesso si incontrò con me e con un’altra persona (che poi avrebbe compiuto materialmente l’omicidio), e decidemmo, con l’assenso Paolo Di Lauro, Raffaele Abbinante e di Rosario Pariante, di vendicare il ferimento (dell’affiliato). Effettivamente (la vittima del raid) viene uccisa all’interno delle Vele.

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Quando venne deciso l’omicidio, io ero presente, anche se non avevo potere decisionale (che invece aveva mio fratello Raffaele Prestieri). Chi avrebbe poi eseguito il delitto pretese che doveva essere lui a commettere l’omicidio», spiega Maurizio Prestieri.

«Si decise di commettere l’omicidio all’interno delle Vele atteso che (l’obiettivo) spesso si recava lì perché aveva dei parenti. Successivamente – conclude il collaboratore di giustizia – il killer iniziò una relazione sentimentale con la vedova della persona che lui stesso aveva ucciso, relazione nata come ulteriore sfregio nei confronti dell’uomo che aveva assassinato».