maurizio prestieri camorra secondigliano
Un frame di una intervista a Maurizio Prestieri (nel cono d'ombra)

La spedizione in Olanda con i Birra di Ercolano e la vendetta con la condanna dell’infedele alla «pena capitale»

di Giancarlo Tommasone

A parlare degli assetti del clan Di Lauro, alcuni anni dopo la conclusione della faida tra il gruppo del boss Paolo, anche detto Ciruzzo ’o milionario e la fazione rivale degli Scissionisti, è tra gli altri, il collaboratore di giustizia, Maurizio Prestieri. Il 23 aprile del 2008, il pentito parla dell’incidente in cui perse la vita Raffaele Petrozzi, che, rendiconta Prestieri, fino alla sua morte, ha gestito una piazza di spaccio per conto dei Di Lauro, presso «il lotto K». L’incidente si registra in autostrada, all’altezza di Teano, nell’autunno del 1997.

ad

Il racconto
del collaboratore
di giustizia

«Raffaele Petrozzi – racconta Prestieri -, ed anche Salvatore Petrozzi e Fulvio Montanino avevano rapporti con i Birra di Ercolano e precisamente con Giovanni Birra detto Giovanni ’a mazza. In molte occasioni i Petrozzi e i Birra hanno fatto affari in comune con riferimento all’acquisto di eroina e solo in qualche occasione di cocaina. Voglio precisare che inizialmente Raffaele Petrozzi aveva rapporti con gli Ascione, e quando a questi subentrarono i Birra e gli Iacomino, Petrozzi intensificò detto contatto».

Maurizio Prestieri

«Con riferimento all’incidente mortale di cui parlavo prima, voglio specificare a che a bordo dell’autovettura a me intestata, una Ford Galaxy, vi era oltre a Petrozzi, l’amante di questi, un’altra donna, tale Maria Rosaria e Ciro Cascone», dice il pentito. La spedizione ha come obiettivo quello di raggiungere l’Olanda per l’acquisto di una partita di droga.

Leggi anche / «Di Lauro, un milione di euro
raccolto in un’ora per comprare la droga»

All’andata, una delle persone che avrebbe dovuto fungere da corriere per il ritorno, «tale Genny, parente dell’amante di Raffaele Petrozzi, non viene fatto passare alla frontiera con la Germania, e quindi è costretto a ritornare a Napoli». Invece riesce a passare l’esponente dei Birra, che viaggiava a bordo di un’altra vettura che faceva da staffetta. Il gruppo raggiunge l’Olanda, dove si provvede all’acquisto di 5 chili di cocaina. Venuto a mancare il corriere indicato all’inizio della missione, vale a dire il citato Genny, si decide di ripiegare sull’esponente dei Birra, «ma quest’ultimo, forse per paura, si rifiuta di fare da corriere e se ne scappa. A questo punto, Raffaele Petrozzi si vede costretto ad effettuare il viaggio con la droga a bordo. Arrivati a Teano succede l’incidente mortale, dal quale si salva solo Cascone, che riesce a scappare. Gli inquirenti ritengono che la persona scappata si identificasse in me – sottolinea Maurizio Prestieri – Vengono rinvenuti 5 chili di cocaina e 50 milioni di lire in banconote da 500mila».

La moda degli «Spagnoli» / Il pentito:
la divisa degli Scissionisti marcata Dsquared

Dopo l’incidente, però, i parenti delle vittime chiedono vendetta. In particolare, racconta il pentito, «Salvatore Petrozzi si rivolge ai Birra, chiedendo la morte del soggetto che doveva fungere da corriere e che poi si era rifiutato di farlo, ritenendolo responsabile per il suo comportamento, della morte del fratello (Raffaele). I Birra si offrono di ucciderlo loro, ma Salvatore Petrozzi e Fulvio Montanino, si oppongono, ritenendo che dovevano essere loro ad effettuare l’omicidio».

L’approfondimento / «La reggia del clan
Di Lauro era camuffata da casa pericolante»

Secondo quanto dichiara Maurizio Prestieri, «effettivamente Petrozzi e Montanino effettuano detto omicidio ed io apprendo ciò sia da Montanino che da Petrozzi. L’omicidio ritengo essere avvenuto dopo circa due mesi dall’incidente mortale di Raffaele Petrozzi, che se ben ricordo è avvenuto il 26 novembre del 1998 (ricorda male perché è avvenuto il 26 novembre ma del 1997, ndr) ed io avevo fatto rientro da Montecarlo il giorno precedente, perché mi era stata notificata una espulsione. L’omicidio di cui sopra è avvenuto ad Ercolano ed io ho visto detta persona  a casa di Raffaele Petrozzi; ricordo che era di corporatura robusta.  Non so fornire particolari dell’omicidio, ma ritengo che sia facilmente risalibile allo stesso, perché all’epoca non vi era una faida e pertanto non vi erano molti morti ad Ercolano. I Birra hanno dato appoggio a Petrozzi (Salvatore) e a Montanino, per detto omicidio, nonché hanno dato l’assenso per la consumazione dello stesso».

Riproduzione Riservata